— Dite piuttosto, o signore, che questo rassomiglia ad un fallimento! gridò de Boville disperato. — L’inglese parve riflettere un momento, poi disse: — Per tal modo questo credito v’inspira dei timori? — Vale a dire, lo riguardo come perduto. — E bene! io lo compro.
— Voi? — Sì, io. — Ma con un enorme ribasso, senza dubbio?
— No, mediante 200 mila fr.; la nostra casa, soggiunse l’inglese ridendo, non fa simili affari. — E voi pagate?...
— Danaro contante. — E l’inglese cavò di saccoccia un involto di biglietti di banca che potevano formare il doppio della somma che il sig. de Boville temeva di perdere.
Un lampo di gioia passò sul viso di de Boville; ciò nonostante fece uno sforzo per contenersi.
— Signore, debbo prevenirvi, che secondo tutte le probabilità, voi non ricaverete il sei per cento di questa somma.
— Ciò non mi riguarda, rispose l’inglese; riguarda la casa Thomson e French, in nome della quale io opero. Forse ella può avere qualche interesse a sollecitare la rovina di una casa rivale. Ma ciò che io so, si è che sono pronto a contarvi questa somma, contro la gira che mi farete dietro le cambiali; soltanto chiederò un diritto di senseria.
— Come! signore; è giustissimo, gridò de Boville. La commissione è ordinariamente il mezzo per cento; volete voi il due? il cinque? ancor più, non avete che a parlare.
— Signore! soggiunse ridendo l’inglese, io sono come la mia casa, non faccio di questa specie di affari; no; la mia senseria è d’un’altra natura.
— Parlate adunque, vi ascolto. — Voi siete ispettore delle prigioni? — Da 14 anni e più. — Voi terrete registro di entrata ed uscita? — Senza dubbio. — A questi registri devono essere unite delle note relative ai prigionieri?