— Ma, finalmente che pericolo corre mio padre? domandò la giovinetta. — Emmanuele esitò un momento, ma il desiderio che la giovinetta si risolvesse sul momento e senza ritardo la vinse. — Ascoltate diss’egli, non è oggi il 5 settembre? — Sì. — Oggi alle undici vostro padre deve pagare circa 300mila fr. — Sì, lo sappiamo. — Ebbene! disse Emmanuele, egli non ne ha neppur 15mila in cassa.

— E allora, che avverrà?

— Avverrà che se oggi prima delle undici non ritrova qualcuno che gli venga in aiuto, vostro padre sarà obbligato, a mezzodì, di dichiararsi fallito. — Ah! venite, gridò la giovinetta trascinando seco Emmanuele.

In questo mentre la sig.ª Morrel aveva detto tutto a suo figlio. Il giovine sapeva bene che in conseguenza delle successive disgrazie sovraggiunte a suo padre, erano state introdotte molte modificazioni nelle spese di casa; ma non sapeva che le cose fossero giunte a tal segno. Rimase annichilito; quindi d’un subito si slanciò fuori dell’appartamento, salì rapidamente le scale credendo di ritrovare il padre nel gabinetto; ma battè invano. Mentre era alla porta sentì che quella dell’appartamento si apriva, si volse e vide suo padre. Invece di risalire direttamente al suo gabinetto, Morrel era rientrato nella sua camera, e ne usciva allora soltanto; egli mandò un grido di sorpresa scorgendo Massimiliano, poichè ne ignorava l’arrivo. Rimase immobile al suo posto, strinse col braccio sinistro un oggetto che teneva nascosto sotto l’abito. Massimiliano discese sollecitamente la scala e si gettò al collo di suo padre; ma d’improvviso egli dette addietro, lasciando soltanto la destra appoggiata al petto di Morrel. — Padre mio, diss’egli diventando pallido come la morte, e perchè avete un paio di pistole sotto l’abito?

— Oh! ecco ciò che io temeva, disse Morrel.

— Padre mio... padre mio! in nome del cielo, gridò il giovine, che volete far di queste armi?

— Massimiliano, rispose Morrel tenendo lo sguardo fisso sul figlio, tu sei un uomo ed un uomo d’onore; vieni, te lo dirò. — E Morrel salì con passo sicuro fino al suo gabinetto, mentre che Massimiliano lo seguiva barcollando: aprì di poi la porta, e la richiuse dopo che fu passato il figlio, quindi traversò l’anticamera, s’avvicinò allo scrittoio, depose le pistole sull’angolo della tavola, e mostrò a suo figlio colla punta del dito un registro aperto; sur esso era fedelmente trasportato lo stato esatto della sua situazione; Morrel doveva pagare fra mezz’ora 287,500 fr. ed in tutto ne possedeva 15,257.

— Leggi! disse Morrel. — Il giovine lesse e rimase un momento annientato. Morrel non diceva una parola: che avrebbe egli potuto dire o aggiungere all’inesorabile decreto delle cifre? — E voi, padre mio, avete fatto tutto il possibile per prevenire questa disgrazia? disse dopo breve silenzio il giovine. — Sì, rispose Morrel. — Non contate sopra alcun rimborso? — No. — Avete esauste tutte le risorse? — Tutte. — E fra mezz’ora... aggiunse egli con voce cupa, il nostro nome sarà disonorato? — Il sangue lava il disonore, disse Morrel. — Avete ragione, padre mio, ora vi comprendo. — Quindi stese la mano verso le pistole.

— Ve n’è una per voi ed un’altra per me, diss’egli: grazie!

Morrel gli fermò la mano. — E tua madre... e tua sorella... chi le nutrirà? — Un fremito corse per tutte le membra del giovine. — Padre mio, diss’egli, pensate che con ciò che mi dite io possa vivere? — Sì, te lo dico, riprese Morrel, perchè questo è il tuo dovere; tu hai lo spirito tranquillo e forte, Massimiliano... tu non sei uno dei soliti uomini; nulla ti comando, nulla io ti ordino, e sol ti dico: «esamina la situazione come se tu vi fossi straniero, e giudicala da te stesso.» — Il giovine riflettè un momento, quindi l’espressione della più sublime rassegnazione passò nei suoi occhi; solo si tolse con un movimento tristo e lento la spallina e la mozzetta, distintivi del suo grado. — Sta bene, disse egli tendendo la mano a Morrel, morite in pace, padre mio, io vivrò. — Morrel fece un movimento per gettarsi alle ginocchia del figlio. Massimiliano lo raccolse fra le braccia, e per un momento questi due nobili cuori batterono l’un contro l’altro.