In questo tempo i marinari avevano svelte delle macchie, e fatti dei fasci di mirto e di querce verdi, ai quali avevano messo il fuoco, il che presentava un focolare molto rispettabile. Franz aspettò adunque con impazienza (annasando sempre l’odore di capretto) il ritorno del pilota, ed allorchè questi ricomparve, si presentò a lui con un aspetto molto preoccupato.
— Ebbene! domandò egli, che abbiamo di nuovo? è stata rifiutata la nostra offerta?
— Al contrario, disse Gaetano; il capo, a cui è stato detto che voi siete un gentiluomo francese, v’invita a cena con lui.
— Va bene, disse Franz, è un uomo molto incivilito questo capo, ed io non vedo il perchè dovrei ricusare, tanto più che porto meco la mia parte di cena.
— Oh! non è questo, egli ha di che cenare e al di là del bisogno; ma mette una singolare condizione alla vostra presentazione in casa sua.
— In casa sua? riprese il giovine; egli ha dunque fatto costruire una casa? — No, ma non per questo cessa dall’avere un appartamento molto comodo, almeno a quanto si assicura. — Voi dunque conoscete questo capo? — Ne ho soltanto inteso parlare. — In bene od in male? — In tutti e due i modi. — Che diavolo! e qual è la condizione che m’impone? — Che vi lasciate bendar gli occhi, e che non tentiate di togliervi la benda che allorquando ve lo dirà egli stesso.
Franz esplorò per quanto gli fu possibile lo sguardo di Gaetano per sapere ciò che nascondeva questa proposizione.
— Oh! diavolo, riprese questi, rispondendo al pensiero di Franz, lo so bene, la cosa merita molta riflessione.
— Che fareste voi al caso mio? disse il giovine.
— Io, che non ho niente da perdere, accetterei.