«Balzò come un camoscio, e mentre correva, caricava il fucile, e in meno di un minuto era sulla sommità della piccola collina opposta a quella ove aveva scoperto il viaggiatore. Là si fecero più distinte le grida «aiuto, soccorso!» Girò gli occhi sullo spazio che dominava; un uomo rapiva Teresa come il centauro Nesso Deianira. Quest’uomo, che si dirigeva verso il bosco, aveva già percorso tre quarti del cammino dalla grotta alla foresta. Vampa misurò l’intervallo; quest’uomo aveva già duecento passi di vantaggio su lui, non vi era possibilità di raggiungerlo prima che entrasse nel bosco. Il giovine si ferma come se i suoi piedi avessero messo radice: appoggia l’incasso del fucile alla spalla, leva lentamente la canna nella direzione del rapitore, lo segue un secondo nella corsa, e fa fuoco. Il rapitore si fermò sul punto; le ginocchia gli si piegarono, e cadde trascinando nella sua caduta Teresa la quale si alzò subito, ed il fuggito restò steso dibattendosi nelle ultime convulsioni dell’agonia. Vampa si slanciò verso Teresa, che era a dieci passi dal moribondo, ed alla quale erano a sua volta venute meno le gambe cadendo in ginocchio. Allora al giovine venne il terribile sospetto che la palla che aveva colpito l’avversario avesse puranco ferita la fidanzata. Fortunatamente però non fu; il solo terrore aveva paralizzate le forze di Teresa. Allorquando Luigi fu ben sicuro che era sana e salva, si volse verso il ferito; era di già morto, colle pugna serrate, la bocca contratta dal dolore, e i capelli ritti dal sudore dell’agonia; gli occhi erano rimasti aperti e minacciosi.

«Vampa si avvicinò al cadavere e riconobbe Cucumetto. Dal giorno in cui il bandito fu salvato dai due giovani, erasi innamorato di Teresa, ed aveva giurato che la giovine sarebbe stata sua. Da quel giorno, l’aveva spiata con assiduità; e, profittando del momento in cui il suo amante l’aveva lasciata sola per andare ad indicare la strada al viaggiatore, l’aveva involata e già la credeva sua, quando la palla di Vampa, diretta dal colpo d’occhio infallibile del giovine pastore gli aveva traversato il cuore. Vampa lo guardò un momento senza che la minima emozione si presentasse sul suo viso, nel mentre che Teresa al contrario, tutta tremante ancora, non osava avvicinarsi al morto bandito che a piccoli passi, e gettava esitando uno sguardo sul cadavere al di sotto della spalla del suo amante. Dopo un momento Vampa si rivolse verso la sua innamorata.

«— Ah! ah! diss’egli, sta bene, tu sei di già vestita. Or tocca a me a fare la mia toletta.

«Infatto Teresa era vestita da capo a piedi col costume della figlia del conte S. Felice. Vampa prese il corpo di Cucumetto fra le braccia, e lo trasportò nella grotta, mentre che Teresa l’aspettava di fuori. Se fosse passato allora un altro viaggiatore, avrebbe veduto una cosa strana; cioè una pastorella guardare il gregge, vestita di cachemire coi pendenti alle orecchie, una collana di perle, degli spilli di diamanti, e dei bottoni di zaffiri, di smeraldi e di rubini. Senza dubbio sarebbesi creduto di ritornare ai tempi di Florian: e di ritorno a Parigi, avrebbe assicurato di avere incontrata la pastorella delle Alpi ai piedi dei monti Sabini. A capo di un quarto d’ora, Vampa uscì dalla grotta. Il suo costume non era meno elegante, nel suo genere, di quello di Teresa. Aveva una veste di velluto granato coi bottoni d’oro cesellati, un giubbetto di seta tutto ricoperto di galloni, una sciarpa annodata intorno al collo, un porta cartucce tutto in oro ed in seta rossa e verde, i pantaloni di velluto celeste attaccati al di sotto del ginocchio colle fibbie di diamanti, le ghette di pelle di daino ricamate con mille arabeschi, ed un cappello su cui sventolavano dei nastri di ogni colore; due catene da orologio pendevano dalla sua cintura ed un magnifico pugnale era attaccato al porta cartucce.

«Teresa gettò un grido di ammirazione; Vampa sotto questo abito rassomigliava ad una pittura di Léopold Robert o di Schnetz. Egli aveva vestito il costume completo di Cucumetto. Il giovine s’accorse dell’effetto che produceva nella sua fidanzata, ed un sorriso di orgoglio gli sfiorò le labbra. — Or dimmi Teresa, sei pronta a dividere la mia sorte qualunque essa possa essere?

«— Oh! sì, gridò la giovinetta con entusiasmo.

«— A seguirmi ovunque andrò? — Anche in capo al mondo!

«— Allora prendi il mio braccio, e partiamo, poichè non abbiam tempo da perdere.

«La giovinetta intrecciò il suo al braccio dell’innamorato, senza neppur domandargli ove la conduceva; perchè in questo momento le sembrava bello, superbo e potente come il Nume della guerra. E tutti e due s’incamminarono verso la foresta di cui in breve tempo sorpassarono il confine.

«Non fa bisogno di dire che Vampa conosceva tutti i sentieri della montagna; egli s’inoltrò dunque nella foresta senza esitare neppur per poco, e quantunque non vi fosse praticata alcuna strada, riconosceva la direzione che doveva seguire dal solo guardare gli alberi ed i cespugli; essi camminarono in tal guisa per circa un’ora e un quarto.