«— Ah! capisco, disse il luogotenente, e tu vieni a domandarci di entrare nelle nostre file? — Che sia il benvenuto, gridarono molti banditi di Ferrusino, di Pampinara, e d’Anagni i quali avevano riconosciuto Luigi Vampa.
«— Sì, ma io vengo ancora a chiedervi un’altra cosa, oltre di esser vostro compagno. — E che vieni tu a chiederci? dissero con meraviglia i banditi. — Io vengo a domandarvi di esser fatto vostro capitano, disse il giovine. — I banditi dettero in una gran risata. — E che hai tu fatto per aspirare a questo onore? domandò il luogotenente. — Io ho ammazzato il vostro capo Cucumetto, di cui porto le spoglie, disse Luigi, ed ho messo il fuoco alla villa di S. Felice per dare il corredo di nozze alla mia fidanzata. — Un’ora dopo, Luigi Vampa era stato eletto capitano nel posto di Cucumetto.»
— Ebbene mio caro Alberto, disse Franz volgendosi all’amico, che pensate ora di questo cittadino Luigi Vampa?
— Io dico che questo è un Mythe, rispose Alberto, e che non ha mai esistito. — E che significa questo Mythe, domandò Pastrini. — Sarebbe troppo lungo a spiegarsi, mio caro Pastrini, rispose Franz. E voi dite adunque che maestro Vampa esercita in questo momento la sua professione in queste vicinanze?
— E con un tale ardire che nessun bandito ne ha mai dato esempio uguale.
— E la polizia non cerca d’impadronirsene?
— Che volete? egli è d’accordo ad un tempo coi pastori della pianura, coi pescatori del Tevere e i contrabbandieri della costa. Se si cerca nelle montagne è sul fiume; se si perseguita sul fiume, prende l’alto mare; poi d’improvviso quando si crede che sia rifugiato nell’isola del Giglio, di Gianuti, o di Monte-Cristo, si vede ricomparire in Albano, a Tivoli o alla Riccia.
— E qual è il suo modo di operare verso i viaggiatori?
— Eh! mio Dio! è semplicissimo; a seconda della distanza che si è dalla città, egli accorda loro otto ore, dodici ore, un giorno per pagare il loro riscatto; quando è passato il tempo accorda ancora un’ora di grazia. Al sessantesimo minuto di quest’ora se non ha il riscatto, fa saltare le cervella del prigioniero con un colpo di pistola, o gli pianta un pugnale nel cuore, e tutto è finito. — Ebbene! Alberto, domandò Franz al suo compagno, siete ancora disposto ad andare al Colosseo per la strada fuori delle mura?
— Certamente, disse Alberto, se la strada è più pittoresca.