— Come! veramente, gli disse Franz, accostandosele all’orecchio, avete paura.
— Ascoltate, gli diss’ella, Byron mi ha giurato che credeva ai Vampiri, mi ha assicurato di averne veduti, e me ne ha descritto i loro visi; ebbene! assomigliano perfettamente a quell’uomo là, con i capelli neri, grandi occhi brillanti di una strana fiamma, quel pallone mortale; poi aggiungete che non è con una donna come tutte le altre; è con una straniera... una greca... una scismatica... senza dubbio con una maga al par di lui... ve ne prego, non partite. Domani vi metterete sulle ricerche, se così vi aggrada, ma questa sera io vi dichiaro che vi ritengo impegnato. — Franz insistè.
— Ascoltate, diss’ella, alzandosi, io me ne vado; non posso fermarmi sino alla fine dello spettacolo, perchè ho gente in casa che mi aspetta; sareste così poco galante da negarmi la vostra compagnia? — Franz non aveva altra risposta a dare che prendere il cappello, aprire la porta, e presentare il braccio alla contessa. E questo fece. La contessa era veramente molto commossa: lo stesso Franz non poteva sfuggire ad un certo terrore superstizioso, tanto più naturale in quanto che nella contessa era il prodotto di una sensazione distinta, ed in lui il resultato di strani ricordi.
Nel salire in carrozza sentì che la contessa tremava. Egli la ricondusse fino a casa: non era vero che era attesa; gliene fece perciò dei rimproveri.
— In verità, diss’ella, io non mi sento bene ed ho bisogno di esser sola, la vista di quell’uomo mi ha tutta sconvolta.
Franz fece atto di ridere. — Non ridete, gli diss’ella, da altra parte voi non ne avete la volontà. Promettetemi una cosa. — E quale? — Promettetemela. — Tutto quel che vorrete, eccetto di rinunziare a scoprire chi è quell’uomo. Ho dei motivi che non posso dirvi per desiderare di sapere chi sia, donde venga, e dove vada. — Donde venga, nol so, ma dove vada, vel posso dire a colpo sicuro; va all’inferno.
— Ritorniamo alla promessa che volevate esigere da me. — Ah! trattasi di tornare direttamente all’albergo e procurare di non veder questa sera quell’uomo. Vi è una certa affinità fra le persone che si lasciano e quelle che si raggiungono; non vogliate servire di conduttore fra quest’uomo e me. Domani corretegli dietro come più vi aggrada, ma non me lo presentate mai, se non volete vedermi morire di paura. Dopo ciò buona sera, cercate di dormir bene, quanto a me sento che non dormirò — A queste parole la contessa si allontanò da Franz, lasciandolo irresoluto per sapere se erasi divertita alle sue spalle, o se aveva veramente risentita la paura espressa.
Ritornando all’albergo, Franz ritrovò Alberto in veste da camera, con larghi calzoni, e voluttuosamente disteso sopra una poltrona fumando un sigaro.
— Ah! siete voi! diss’egli; in fede mia non vi aspettavo che domattina. — Mio caro Alberto, rispose Franz, son ben persuaso di trovar l’occasione di dirvi una volta per sempre che avete la più falsa idea delle donne italiane; sembrami pertanto che le vostre sconfitte amorose avrebbero dovuto farvela perdere.
— Che volete, non c’è niente da capire con queste diavole di donne; esse vi danno la mano, ve la stringono, vi parlano a bassa voce all’orecchio, si fanno riaccompagnare a casa: con un quarto di questo modo di fare una parigina perderebbe la sua riputazione.