— Eh! questo accade precisamente perchè esse nulla hanno a nascondere, perchè vivono in pieno giorno, che le donne usano tanto pochi riguardi nel bel paese là ove il suona come dice Dante. D’altra parte vedeste bene che la contessa ha avuto veramente paura.

— Paura! di che? di quell’onest’uomo che era in faccia a noi con quella bella greca? Ma io ho voluto vederci chiaro quando sono usciti, e sono loro andato incontro nel corridoio. Non so dove diavolo avete prese tutte le vostre idee dell’altro mondo! è un bellissimo giovine messo molto elegantemente, e gli abiti hanno l’aspetto d’esser fatti in Francia da Blin o da Humann. È un poco pallido, è vero, ma voi sapete che il pallore è un marchio di distinzione.

Franz sorrise, perchè Alberto aveva molta pretensione di esser pallido.

— Io pure, disse Franz, sono convinto che le idee della contessa su quest’uomo non hanno senso comune. Ha egli parlato vicino a voi ed avete intesa qualcuna delle sue parole?

— Egli ha parlato, ma in dialetto; ho riconosciuto l’idioma a qualche parola greca sfigurata. Bisogna che sappiate, mio caro, che in collegio io era molto valente nel greco.

— Parlava adunque un dialetto greco?

— È probabile. — Non vi ha dubbio, mormorò Franz, è lui. — Che dite?... — Niente... ma che facevate voi là?

— Io vi preparava una sorpresa. — Quale? — Sapete che è impossibile di ritrovare una carrozza? — Perbacco! dopochè abbiamo tentato tutto ciò che era umanamente possibile di fare. — Ebbene! io ho un’idea meravigliosa.

Franz guardò Alberto, come un uomo che non avesse gran fiducia nella sua immaginazione. — Mio caro, disse Alberto, voi mi onorate di uno sguardo tale, che meriterebbe che vi domandassi una soddisfazione. — Io sono disposto a darvela, amico mio, se la vostra idea è tanto ingegnosa quanto dite. — Ascoltate. — Ascolto. — Non v’è mezzo di procurarsi una carrozza?

— No. — Neppur cavalli?