Franz lasciavasi andare in addietro; ma il conte riprese il braccio, e lo trattenne sul davanti della finestra.

— E che fate! diss’egli, avete pietà? in fede mia ella è ben situata! se sentiste gridare, al cane arrabbiato, prendereste il vostro fucile, vi appostereste sulla strada, e tirereste senza misericordia a piccola distanza sulla povera bestia, che in fin del conto non sarebbe rea che di essere stata morsa da un altro cane, rendendo ciò che gli fu fatto; ed ecco qua che avete pietà di un uomo che non fu morso da alcun altro, e che ciò non ostante ha ucciso il suo benefattore, e che ora non potendo più uccidere, perchè ha le mani legate, vuole a tutta forza veder morire il compagno d’infortunio? no, no, guardate, guardate.

Ogni raccomandazione sarebbesi resa inutile, Franz era come affascinato dall’orribile spettacolo. I due aiutanti avevano portato a gran stento il paziente fino a piè della scala fatale. Allora sì che incominciò una lotta terribile. Il misero si dibatteva, si contorceva, e puntava i piedi gittandosi con tutta la persona all’indietro. Uno di que’ due tentò d’acquistare sopra di lui qualche vantaggio col salire alcuni scalini dalla sua parte, e tirarlo a sè mentre l’altro lo avrebbe sospinto all’insù. In quel frattempo il carnefice lo afferrò per la vita, e lo sollevò da terra. Trovatosi il misero senza punto d’appoggio e tirato e sospinto, in un attimo fu sotto al laccio. — A tal vista Franz non potè trattenersi più lungamente, si ritirò in addietro, e andò a cadere sur una sedia, mezzo svenuto.

Alberto, cogli occhi chiusi, restava in piedi, ma aggrappato al telaio della finestra, senza l’aiuto del quale sarebbe certamente caduto.

Il conte solo era in piedi, e trionfante come l’angelo del male.

XXXVI. — IL CARNEVALE DI ROMA.

Quando Franz ritornò in sè, vide Alberto che beveva un bicchier d’acqua, e la sua pallidezza indicava che ne aveva avuto gran bisogno; il conte cominciava già ad indossare il vestito da pagliaccio. Dette macchinalmente un’occhiata sulla piazza, tutto era disparso, patibolo, carnefice, vittime; non restava più che il popolo affollato, rumoreggiante, allegro. La campana del Campidoglio suonava l’apertura del carnevale.

— Ebbene, domandò egli al conte, che è dunque accaduto?

— Niente, assolutamente niente, diss’egli, solo il carnevale è cominciato, mascheriamoci presto.

— In fatto, rispose Franz, non resta più di tutta questa scena che la traccia di un sogno.