— Grazia! gridò il popolo con un sol grido, vi è la grazia? — A questa parola di grazia, Andrea si scosse e alzò la testa: — Grazia, per chi? gridò egli.

Peppino restò immobile, muto ed anelante.

— Vi è la grazia dalla pena di morte per Peppino detto Rocca Priori, disse il capo della confraternita. — E passò il foglio nelle mani del comandante dei carabinieri che dopo averlo letto tornò a renderlo.

— Grazia per Peppino! gridò Andrea interamente tolto dallo stato di torpore in cui sembrava fosse immerso. Perchè grazia per lui e non per me? Noi dovevamo morire insieme, erami stato promesso che sarebbe morto prima di me, e non vi è diritto di farmi morir solo; non voglio morir solo, non lo voglio.

E si attaccò alle braccia dei due preti torcendosi, urlando, ruggendo e facendo sforzi insensati per resistere al carnefice che voleva, a quell’impeto imprevisto, legargli nuovamente le mani. Il carnefice fece un segno ai suoi aiutanti i quali saltarono abbasso del patibolo, e vennero ad impadronirsi del condannato.

— Che accade dunque? domandò Franz al conte, perchè la distanza non gli permetteva di bene intendere le parole.

— Che accade? disse il conte, non lo indovinate? Accade che quella creatura umana che va alla morte, è divenuta furiosa perchè il suo simile non muore con essa, e che, se si lasciasse fare, lo sbranerebbe colle unghie e coi denti piuttosto che lasciarlo godere della vita di cui sarà in breve privato. Oh! uomini! uomini! razza di coccodrilli, come disse Karl Moor, gridò il conte stendendo i due pugni verso tutta quella folla, come vi riconosco bene, e in ogni tempo siete sempre degni di voi stessi.

Infatto Andrea, e i due aiutanti del carnefice si rotolavano nella polvere, ed il condannato gridava sempre «egli deve morire, io voglio che muoia, non hanno il diritto di farmi morire solo.»

— Guardate; guardate, disse il conte afferrando ciascuno dei due giovani per la mano; guardate, perchè sull’anima mia è una cosa curiosa: ecco un uomo che era rassegnato alla sua sorte, che camminava al patibolo, che andava a morire come un vile, è vero, ma pure andava a morire senza resistenza e senza recriminazione. Sapete ciò che gli dava qualche forza? sapete ciò che lo consolava? sapete ciò che gli faceva prendere il supplizio con pazienza? era un altro che divideva le angosce, un altro che moriva come lui, un altro che moriva prima di lui. Conducete due montoni alla beccheria, o due bovi all’ammazzatoio, e fate intendere, se vi riesce, ad uno di questi che il suo compagno non morrà, il montone, cred’io, belerà di gioia, il bove muggirà di piacere; ma l’uomo a cui Iddio ha imposto per prima, per unica, per suprema legge l’amore del prossimo, l’uomo a cui Iddio ha dato la parola per esprimere il pensiero, ora vedetelo qui con i vostri propri occhi, che dà nelle furie perchè va a morir solo, perchè sa che il compagno è salvo. In verità, non me lo sarei mai aspettato! ecco là non più terrore, non più rassegnazione; oh! disgraziata creatura! quanto lagrimevole è la tua sorte! — E il conte rise, ma di un riso terribile che faceva comprendere ch’egli aveva orribilmente sofferto per poter giungere a ridere in tal modo.

Frattanto la lotta continuava, ed era spettacolo orribile a vedersi. I due aiutanti portavano Andrea sul patibolo; tutto il popolo aveva preso partito contro di lui, e ventimila voci mandavano un sol grido: «alla morte! alla morte!»