Franz sentì che solo questa vista gli faceva venir meno le gambe, guardò Alberto. Egli era pallido come la sua camicia e per un movimento meccanico gettò lungi da sè il sigaro, quantunque non lo avesse fumato che a metà. Il conte solo pareva impassibile. Anzi eravi di più, una leggiera tinta rosea sembrava volere irrompere dal pallore livido delle sue guance. Il naso si dilatava come quello di un animale selvaggio che odora il sangue, e le labbra lasciavano vedere i denti piccoli bianchi ed acuti, come quelli di un lupo dorato d’Affrica. E ciò non ostante il viso aveva una espressione di dolcezza sorridente, che Franz non avevagli mai veduta; gli occhi soprattutto erano ammirabili per la mansuetudine.

Frattanto i due condannati continuavano a camminare verso il patibolo, ed a seconda che avanzavano si potevano distinguere i tratti del loro viso. Peppino era un bel giovine dai 24 a 26 anni di colorito scuro pel sole, con lo sguardo libero e selvaggio; portava la testa alta, e sembrava odorare il vento per conoscere da che parte gli sarebbe arrivato il liberatore. Andrea era grasso e corto: il viso, trivialmente crudele, non indicava la sua età, ciò non ostante poteva avere circa trent’anni. Nella prigione erasi lasciata crescere la barba. La testa pendolava sopra una delle spalle, le gambe gli si piegavano sotto; tutto il suo essere sembrava obbedire ad un movimento materiale, nel quale la sua volontà non prendeva parte alcuna.

— Sembrami, disse Franz, al conte, avermi voi annunziato non esservi che una sola esecuzione.

— Vi ho detto la verità, rispose egli freddamente.

— Frattanto ecco due condannati.

— Sì, ma di questi due l’uno è sul punto di morire, l’altro vivrà ancora lunghi anni.

— Ma se deve venire la grazia non vi è tempo da perdere.

— Ed appunto eccola che viene; guardate, disse il conte.

Difatto nel medesimo punto in cui Peppino giungeva ai piedi del patibolo, un penitente che sembrava essere venuto tardi, passò la fila senza che i soldati facessero ostacolo al suo passaggio, e venendo avanti presentò al capo della confraternita un foglio piegato in quattro parti. Lo sguardo ardente di Peppino non aveva perduto alcuno di questi particolari; il capo della confraternita spiegò la carta, la lesse ed alzò la mano:

— Il Signore sia benedetto e sua Santità sia lodata, diss’egli ad alta ed intelligibile voce, vi è la grazia della vita di uno dei due condannati.