— Ed egli è conte? — Conte toscano.
— Finalmente ci adatteremo a questo come agli altri, riprese la contessa che era di una delle più grandi ed antiche famiglie delle vicinanze di Venezia. E che uomo è?
— Domandatene al visconte de Morcerf.
— Voi sentite, signore, vengo rimessa al vostro giudizio.
— Noi saremmo incontentabili, se non lo trovassimo grazioso, rispose Alberto; un amico da dieci anni non avrebbe fatto più di quello che egli ha fatto, e ciò con tanta grazia, delicatezza e cortesia, che fanno conoscere in lui un vero uomo di mondo.
— Badiamo, disse la contessa ridendo, vedrete che il mio Vampiro non sarà che un qualche nuovo arricchito che vuol farsi perdonare i suoi milioni. Ed essa l’avete veduta?
— Chi, essa? domandò Franz ridendo. — La bella greca di ieri sera. — No. Credo bene aver inteso il suono della sua Guzla, ma ella è rimasta perfettamente invisibile.
— Vale a dire, quando voi dite invisibile, mio caro Franz, disse Alberto, è soltanto per fare il misterioso. Per chi avete dunque preso quel dominò blu che era alla finestra parata di damasco bianco del palazzo Ruspoli?
— Il conte adunque aveva tre finestre al palazzo Ruspoli?
— Sì, siete voi passata pel Corso?