— Sì, davvero, rispose Franz.
— Ebbene, venite con me... Peppino, smorza la torcia.
Peppino obbedì, e Franz ed il conte si trovarono nella più profonda oscurità, soltanto a circa 50 passi davanti a loro, si vedevano lungo i muri alcuni raggi rossastri di luce, divenuti ancora più visibili dopo che Peppino ebbe spenta la torcia. Essi avanzarono silenziosamente; il conte guidava Franz come se avesse avuta la singolare facoltà di vederci fra le tenebre. Del rimanente anche lo stesso Franz acquistava maggior pratica del luogo a seconda che s’inoltravano verso quel chiarore di luce che lor serviva di guida.
Tre arcate, delle quali quella di mezzo serviva di porta, dettero loro passaggio. Esse da una parte mettevano nel corridore ove erano Franz ed il conte, e dall’altra in una sala quadrata, tutta circondata da nicchie come quelle di cui abbiamo parlato. In mezzo di questa s’ergevano quattro pietre che altra volta avevano servito d’altare, come lo indicava la croce che eravi ancor sovrapposta. Una sola lampada, posta sopra un fusto di colonna, illuminava con una luce pallida e vacillante la strana scena, che si presentava agli occhi dei due notturni visitatori nascosti nelle ombre.
Un uomo era seduto, col gomito appoggiato a questa colonna, e leggeva, voltando le spalle alle arcate, per l’apertura delle quali era osservato dai nuovi arrivati. Questi era il capo della banda, Luigi Vampa. Intorno a lui, atteggiati secondo il proprio capriccio, stavano stesi, e avvolti nei loro mantelli, o addossati ad una specie di banco di pietra che circondava questo Colombario, una ventina circa di briganti; ciascuno teneva la carabina a portata della mano. Nel fondo, silenziosa, e appena visibile si scorgeva una sentinella, che a guisa di un’ombra passeggiava in su e in giù davanti ad una specie di apertura, che non da altro si distingueva, se non dal comparire più fitte le tenebre in quella direzione.
Allorchè il conte credè che Franz avesse ricreati abbastanza gli sguardi con questo quadro pittoresco, portò l’indice alle labbra per raccomandare il silenzio, e salendo i tre scalini che dal corridore mettevano nel Colombario, entrò nella sala dall’arcata di mezzo, e si avanzò verso Vampa, tanto profondamente immerso nella lettura, che non intese il rumore dei passi.
— Chi è là? gridò la sentinella meno preoccupata di lui, e che vide al chiarore della lampada due specie d’ombre ingrandirsi dietro al suo capo.
A questo grido, Vampa si alzò prestamente, togliendo nello stesso tempo dalla cintura le pistole. In un momento i banditi furono in piedi, e venti canne di carabine erano dirette sopra il conte.
— Ebbene! disse tranquillamente questi, con una voce del tutto placida, e senza che un solo dei muscoli del suo viso si contraesse; ebbene! mio caro Vampa, mi sembra di vedere molti preparativi per ricevere un amico.
— Abbasso le armi! gridò il capo facendo un segno imperativo con una mano, mentre che con l’altra si levava rispettosamente il cappello. Quindi volgendosi verso il singolare personaggio che dominava tutta questa scena: