Vampa guardò con una certa ammirazione Alberto che dormiva, e scorgevasi in lui non essere insensibile a questa prova di coraggio.
— Avete ragione, signor conte, diss’egli, quest’uomo dev’essere uno dei vostri amici.
Indi accostandosi ad Alberto e toccandogli la spalla:
— Eccellenza, diss’egli, si svegli, se le fa piacere.
Alberto stese le braccia, si strofinò le palpebre, e si svegliò: — Ah! ah! diss’egli, siete voi capitano? Per bacco! avreste ben potuto lasciarmi dormire: io faceva un grazioso sogno: sognava di ballare una galoppa da Torlonia colla contessa G***. — Guardò all’orologio che si era riserbato per poter giudicare da sè stesso del tempo trascorso: — Un’ora e mezzo dopo mezza notte; e perchè diavolo mi svegliate a quest’ora?
— Per dirvi che siete libero, Eccellenza.
— Caro mio, soggiunse Alberto con una perfetta prontezza d’animo, ricordatevi bene in avvenire di questa massima di Napoleone il grande: «non mi svegliate che per le cattive notizie.» Se mi aveste lasciato dormire, avrei terminata la mia galoppa, e ve ne sarei stato riconoscente per tutta la mia vita... Il mio riscatto è dunque stato pagato?
— No, Eccellenza.
— Ebbene! in qual modo dunque son libero?
— Qualcuno, a cui non posso nulla negare, è venuto a reclamarvi. — Fin qui? — Fin qui.