— Ah! caro conte, disse Luciano accendendo un sigaro ad una candela color di rosa in una bugìa d’argento dorato, e rovesciandosi sul divano, quanto siete felice, per non avere nulla da fare! in verità, non conoscete la vostra felicità!
— E che fareste dunque, mio caro rappacificatore di regni, rispose Morcerf con una leggera ironia: se non aveste nulla da fare? Come! segretario particolare di persona influente, lanciato ad un tempo nella gran cabala europea e nei piccoli intrighi di Parigi; avendo dei re, e meglio ancora, delle regine da proteggere, dei partiti da riunire, delle elezioni da dirigere; facendo più nel vostro gabinetto e col vostro telegrafo di quel che non ha fatto Napoleone sui campi di battaglia colla spada, e colle vittorie; possedendo 25 mila lire di rendita, oltre il vostro impiego, un cavallo di cui Château-Renaud vi ha offerto 400 luigi e non glielo avete voluto dare, un sarto che non vi sbaglia mai un calzone; avendo l’Opera, il Jockey-Club, e il teatro delle varietà, non trovate dunque che tutto ciò sia buono per distrarvi? Ebbene, sia, vi distrarrò io.
— Ed in qual modo? — Col farvi fare una nuova conoscenza. — Un uomo o una donna? — Un uomo.
— Oh! ne conosco di già troppi. — Ma è uno come non ne conoscete quello di cui vi parlo. — E di dove viene dunque? di capo al mondo? — Fors’anche di più lontano.
— Oh! diavolo! spero bene che non sia quegli che deve portare la nostra colazione? — No, siate tranquillo, la nostra colazione è nelle cucine materne. Ma dunque avete fame?
— Sì, lo confesso, per quanto sia umiliante il dirlo. E ciò non ostante ieri ho pranzato dal sig. de Villefort: e non so se abbiate mai notato, che si pranza molto male dalle persone di tribunale: direbbesi che hanno sempre dei rimorsi.
— Ah! per bacco! voi disprezzate i pranzi degli altri come se si pranzasse bene dai vostri ministri.
— Sì, ma non invitiamo la gente di bonton almeno; e se non fossimo obbligati ad invitare quei miserabili che pensano, e quel che più importa, che danno buoni voti, ci guarderemmo, come dalla peste, di pranzare in casa nostra; questo vi prego a volerlo credere sul serio.
— Allora, mio caro, prendete un altro bicchiere di Xeres ed un altro biscotto.
— Il vostro vino di Spagna è eccellente; vedete bene che abbiamo avuto gran ragione a rappacificare quel paese.