— Ah! è vero, scacciate Don Carlos dalla Spagna.

— No, carissimo, non confondete le cose; lo riconduciamo all’altra frontiera della Francia, e gli offriamo una ospitalità da re a Bourges. — A Bourges? — Sì, egli non avrà a lagnarsi; Bourges è la capitale del re Carlo VII. Come! voi non sapete nulla di tutto ciò? Tutta Parigi lo sa da ieri, e avanti ieri la cosa era già stata traspirata alla borsa, perchè Danglars (non so con qual mezzo quest’uomo ha le notizie nello stesso tempo di noi) perchè Danglars ha arrischiato sul rialzo de’ fondi; e vi ha guadagnato un milione.

— E voi una nuova decorazione, a quanto parmi: poichè vedo una striscia blu aumentata alla vostra spranghetta.

— Eh! mi hanno inviato la decorazione di Carlo III, rispose negligentemente Debray.

— Andiamo, non fate tanto l’indifferente, e confessate che avete avuto piacere a riceverla.

— In fede mia, sì, come compimento di toletta, una placca sta bene sopra un abito nero abbottonato, è cosa elegante.

— E, disse ridendo Morcerf, si ha l’aspetto del principe di Galles, o simili. — Ecco adunque, carissimo, il perchè mi vedete così di buon’ora. — Perchè avete la placca di Carlo III e volevate darmi questa notizia? — No, ma perchè ho passata tutta la notte a spedir lettere; 25 dispacci diplomatici. Ritornato in casa questa mattina a giorno, voleva dormire, ma mi ha assalito il dolor di testa, e mi sono rialzato per montare un’ora a cavallo. A Boulogne sono stato preso dalla noia, e dalla fame, due nemici che raramente vanno insieme, e che ciò non pertanto, si sono collegati contro di me: una specie di alleanza Carlo-repubblicana; allora mi sono ricordato che questa mane v’era festa in casa vostra, ed eccomi qua: ho fame, nutritemi: sono annoiato, divagatemi.

— Questo è il mio dovere d’anfitrione, amico caro, disse Alberto suonando pel cameriere, mentre che Luciano colla sua bacchettina, col pomo cesellato ed incrostato di turchinette, faceva saltare i giornali spiegati; — Germano, un bicchiere di Xeres, ed un biscotto. Frattanto, mio caro Luciano, ecco dei sigari di contrabbando, bene inteso: v’invito a fumarli, e a persuadere il vostro ministro a vendercene degli eguali, invece delle foglie di noce che condanna i buoni cittadini a fumare.

— Peste! me ne guarderò bene. Quando questi vi venissero dal governo non li vorreste più, e li ritrovereste esecrabili. D’altra parte ciò non ha rapporto coll’interno, spetta alle finanze; indirizzatevi al signor Humann, sezione delle contribuzioni indirette, corridore A, N. 26.

— In verità, disse Alberto, mi sorprendete per le vostre estese cognizioni. Ma prendete un sigaro!