— A che ora comanda sia in ordine la tavola?
— Che ora abbiamo! — Manca un quarto alle dieci.
— Ebbene ordinate per le 10 e mezzo precise... Debray sarà forse obbligato di andare al suo ministero... e d’altra parte... (Alberto consultò il suo taccuino) questa è l’ora che ho indicata al conte, li 21 maggio alle 10 e mezzo a. m.; quantunque non faccia gran fondamento sulla promessa, desidero di essere esatto. A proposito sapete se la sig.ª contessa sia alzata?
— Se il sig. Visconte lo desidera, andrò ad informarmene.
— Sì... le chiederete una delle cassettine da liquori, poichè la mia è incompleta: le direte che avrò l’onore d’andar da lei verso le tre, e che le domando permesso di presentarle un signore.
Il cameriere uscito, Alberto si gettò sul divano, stracciò la fascetta a due o tre giornali, guardò gli annunzi degli spettacoli, fece la boccaccia vedendo che si rappresentava un’opera e non un ballo; cercò invano quegli annunzi di profumeria un oppiato pel dolore dei denti di cui gli era stato parlato, e gettò l’uno dopo l’altro i tre giornali più in voga a Parigi, mormorando in mezzo ad uno sbadiglio prolungato:
— In verità questi giornali divengono di giorno in giorno sempre più noiosi.
In questo mentre una carrozza si fermò avanti la porta, ed un momento dopo il cameriere rientrò annunziando il signor Luciano Debray. Un giovine biondo, alto, pallido, coll’occhio grigio e fermo, colle labbra sottili e fredde, coll’abito blu a bottoni cisellati, la cravatta bianca, una lente di cristallo sospesa ad un filo di seta, e che per uno sforzo del tendine sopracciliare e del tendine zigomatico arrivava a fissare avanti la cavità dell’occhio destro, entrò senza sorridere, senza parlare, con un portamento semi-ufficiale:
— Buon giorno, Luciano, buon giorno! disse Alberto. Ah! voi mi spaventate, mio caro, colla vostra esattezza! Ma che dico? esattezza! Voi che non aspettava che per ultimo, giungete alle 10 meno 5 minuti, mentre il convegno definitivo non è che alle 10 e mezzo? Quest’è un miracolo! Il ministero sarebbe forse caduto?
— No, carissimo, disse il giovine gettandosi sul divano, tranquillatevi, trattiamo sempre, ma non cediamo mai, e comincio a credere che passeremo bonariamente alla immobilità, senza contare che gli affari della penisola vanno in modo da consolidarsi pienamente.