— Ah! lo sapete di già? rispose il segretario particolare, scambiando col giornalista una stretta di mano ed un sorriso.
— Per bacco! riprese Beauchamp. — E che se ne dice nel mondo? — In qual mondo? abbiamo molti mondi nell’anno di grazia 1838. — Eh! nel mondo critico-politico di cui siete uno dei lions.
— Ma si dice che la cosa è giustissima.
— Andiamo, andiamo, non c’è male, disse Luciano; perchè mai non siete uno dei nostri, mio caro Beauchamp? Con tanto spirito quanto ne possedete, fareste fortuna in tre o quattro anni.
— Non aspetto che una cosa per seguire il vostro consiglio. Ora, una sola parola a voi, caro Alberto, poichè bisogna bene che lasci respirare Luciano: facciamo colazione o pranziamo? perchè io ho la camera che mi aspetta. Non sono tutte rose, come vedete, nel nostro mestiere.
— Faremo soltanto colazione; non aspettiamo più che due persone, e ci metteremo a tavola subito che saranno giunte.
— E chi aspettate? disse Beauchamp.
— Un gentiluomo, ed un diplomatico, rispose Alberto.
— Allora è l’affare di due piccole ore pel gentiluomo; e di due grandi ore pel diplomatico: ritornerò alle frutta. Serbatemi delle fragole, del caffè, e dei sigari: mangerò una costolina alla camera.
— Non ne fate niente, Beauchamp. Quando anche il gentiluomo fosse un Montmorency, e l’altro uno dei primi diplomatici, faremo colazione alle 11 precise; frattanto fate come Debray, assaggiate il mio Xeres, ed i miei biscotti.