— Sì, l’ho veduta ed intesa; veduta al teatro Valle, intesa un giorno che facevo colazione dal conte.

— Il vostro uomo straordinario dunque mangia?

— In fede mia, che mangia! e tanto poco, che non merita la pena di parlarne.

— Voi vedrete poi che sarà un vampiro.

— Ridete, se volete, questa era l’opinione della contessa G***, che, come voi sapete, ha conosciuto lord Ruthwen.

— Ah! buono! disse Beauchamp, ecco per un uomo non giornalista, il simile del famoso serpente di mare del Constitutionel; un vampiro, perfettamente!

— Occhio rossiccio, la cui pupilla si dilata e restringe a volontà, disse Debray, volto ad angolo sviluppato, fronte spaziosa, tinta livida, barba nera, denti bianchi ed acuti, compitezza tutta particolare.

— Ebbene! precisamente è tutto ciò, Luciano, disse Morcerf, ed i connotati sono riportati a puntino. Sì, compitezza acuta ed incisiva. Quest’uomo spesso mi ha fatto fremere, e particolarmente un giorno, fra gli altri, che guardavamo insieme una esecuzione, ho creduto di essere presso a svenirmi, molto più per vederlo e sentirlo ragionare freddamente su tutti i supplizi della terra, di quella che per guardare il carnefice eseguire il suo ufficio, e sentire le grida del paziente.

— E non vi ha condotto fra le rovine del Colosseo per succhiarvi il sangue, Morcerf? disse Beauchamp.

— Ovvero dopo avervi liberato non vi ha fatto firmare qualche pergamena color di fuoco, in virtù della quale gli cediate la vostra anima?