— In fede mia, rispose questi, ha l’occhio franco e la voce simpatica di modo che mi piace ad onta della bizzarra riflessione che ha fatta sul conto mio.

— Signore! disse Alberto, Germano m’avvisa che la colazione è all’ordine. Mio caro conte, permettetemi che v’insegni la strada. — Passarono silenziosamente nella sala da pranzo, e ciascuno si mise al suo posto.

— Signori, disse il conte sedendosi, permettetemi una confessione che sarà la mia scusa per tutte le inconvenienze che potrò commettere: sono forestiere ma forestiere a tal punto che questa è la prima volta che vengo a Parigi. La vita francese mi è dunque perfettamente sconosciuta, non avendo fino ad ora seguita che la sola orientale, la più antipatica alle buone tradizioni parigine. Vi prego dunque a scusarmi se ritroverete in me qualche cosa di troppo turco, o di troppo arabo. Detto ciò, signori, facciamo colazione.

— Dal modo come ha detto tutto ciò, mormorò Beauchamp, si conosce che è un gran signore.

— Un gran signore straniero, soggiunse Debray.

— Un gran signore cosmopolita, disse Château-Renaud.

Ognuno ricorderà che il conte era un convitato sobrio. Alberto ne fece le sue osservazioni, e manifestò il timore che non avesse a dispiacergli la vita parigina fin dal suo bel principio nella parte più materiale, è vero, ma nello stesso tempo più necessaria: — Mio caro conte, diss’egli, voi mi vedete colpito da un timore, ed è che la cucina della strada d’Helder non abbia a dispiacervi tanto, quanto quella della piazza di Spagna. Avrei dovuto chiedervi ciò che più vi gusta, o farvi preparare qualche piatto di vostra fantasia.

— Se voi mi conosceste di più, rispose sorridendo il conte, non vi preoccupereste di una cosa quasi umiliante per un viaggiatore quale io sono, che ha successivamente vissuto con maccheroni a Napoli, con polenta a Milano, con olla pudrida a Valenza, con riso asciutto a Costantinopoli, con karrick nelle Indie, e con nidi di rondinelle nella China. Non vi è una cucina particolare per un cosmopolita come sono io: mangio di tutto, ed in ogni luogo; solo mangio poco, ed oggi che voi mi rimproverate la mia sobrietà, sono in una delle giornate del mio massimo appetito, perchè da ieri mattina non ho più mangiato.

— Come da ieri mattina? esclamarono i convitati, non avete mangiato da 26 ore?

— No, rispose il conte, fui obbligato di deviare dalla mia strada per portarmi a Nimes a prendere in quei dintorni alcune informazioni, di modo che era un poco in ritardo; e non ho voluto fermarmi.