— Ma stava io forse tanto male a Roma? domandò Monte-Cristo.

— Per bacco! a Roma, disse Morcerf, avevate speso 50 mila scudi per farvi ammobiliare un appartamento, e presumo che non sarete tutti i giorni disposto ad una simile spesa.

— Non è ciò che mi ha trattenuto, rispose Monte-Cristo; aveva stabilito d’avere una casa a Parigi, intendo una casa mia. Ho mandato avanti il mio cameriere, ed a quest’ora deve già averla comprata, e fatta ammobiliare.

— Ma diteci dunque, che avete un cameriere che conosce Parigi, gridò Beauchamp.

— È la prima volta, signore, ch’egli, come me viene in Francia, è moro, e non parla, disse Monte-Cristo. — Allora è Alì? domandò Alberto in mezzo alla sorpresa generale.

— Sì, è Alì, egli stesso, il mio Nubiese, il mio Moro, che voi, cred’io, avete veduto a Roma.

— Sì, certamente, rispose Morcerf, me lo ricordo benissimo.

— Ma come mai avete voi incaricato uno della Nubia di comprarvi una casa a Parigi, e un muto di farvela ammobiliare? Il povero disgraziato avrà fatte tutte le cose di traverso.

— Disingannatevi, signore, anzi sono certo che avrà scelto ogni cosa a seconda del mio gusto; poichè voi sapete che il mio gusto non è quello di tutti; è giunto or sono otto giorni, avrà percorsa tutta la città con quell’istinto naturale che userebbe un bravo cane da caccia che andasse cacciando da sè solo; egli conosce i miei capricci, le mie fantasie, i miei bisogni; avrà ordinato tutto a modo mio; sapeva che sarei arrivato qui alle dieci; fin dalle 9 mi aspettava alla barriera di Fontainebleau. Mi ha consegnato questo biglietto, che è il mio nuovo indirizzo: prendete e leggete.

Campi-Elisi n. 30, lesse Morcerf.