Il notaro uscì andando all’indietro, e salutando fino a terra; era la prima volta, dal giorno in cui aveva presa la sua iscrizione, che trovava un simile cliente.

— Accompagnate il signore, disse il conte a Bertuccio.

E l’intendente uscì dietro il notaro. Appena il conte fu solo, cavò di tasca un portafogli con serratura, lo aprì con una chiavetta che portava al collo, e che non lasciava mai.

Dopo aver cercato un momento si fermò sopra un foglietto su cui erano segnate alcune annotazioni, le confrontò coll’atto di vendita deposto sulla tavola, e raccogliendo la memoria: — Auteuil, strada della Fontana n. 28; è questa, diss’egli: ora mi debbo attenere ad una confessione ottenuta per mezzo dell’idea religiosa, o strappata dal terrore fisico? Del rimanente fra un’ora saprò tutto. Bertuccio! gridò egli battendo un colpo con una specie di piccolo martello a manico elastico sopra di un campanello, che rese un suono acuto e prolungato simile a quello del tam-tam. L’intendente comparve sulla soglia.

— Bertuccio, non mi avete voi detto altra volta aver viaggiato in Francia?

— In alcune parti della Francia, sì, eccellenza.

— Conoscerete senza dubbio i dintorni di Parigi?

— No, eccellenza, no, rispose l’intendente con una specie di tremito nervoso, che Monte-Cristo, grande conoscitore in fatto di emozioni, attribuì con ragione ad una viva inquietudine.

— Mi rincresce che non abbiate visitati i dintorni di Parigi, perchè voglio questa stessa sera vedere la mia nuova proprietà, e venendo con me, mi avreste dato senza dubbio utili informazioni.

— Ad Auteuil? gridò Bertuccio, il cui colorito colore di rame divenne quasi livido. Io andare ad Auteuil!