— Ebbene, che vi ha di meraviglioso, che venghiate ad Auteuil, ve lo domando? Quando io dimorerò ad Auteuil, bisognerà bene che vi venghiate, poichè fate parte della famiglia.
Bertuccio abbassò la testa davanti allo sguardo imperioso del padrone, restò immobile, e senza rispondere.
— Ebbene! che vi accade? Voi mi obbligherete dunque di suonare una seconda volta per la carrozza? disse Monte-Cristo col tuono con cui Luigi XIV pronunciò il suo famoso: «poco ha mancato che io non aspettassi!»
Bertuccio non fece che uno sbalzo dal piccolo salotto all’anticamera, e gridò con voce rauca: — I cavalli di S. E.
Monte-Cristo scrisse due o tre lettere, e mentre sigillava l’ultima, l’intendente ricomparve.
— La carrozza di S. E. è alla porta, diss’egli.
— Ebbene prendete i vostri guanti ed il cappello.
— È dunque vero che vengo con S. E., gridò Bertuccio.
— Senza dubbio, bisogna bene che diate i vostri ordini, mentre conto d’abitare quella casa. — Sarebbe stato senza esempio che si fosse fatta una replica a ciò che ingiungeva il conte; per cui l’intendente, senza fare alcuna obbiezione, seguì il padrone che montò in carrozza, e gli fece segno di fare altrettanto. L’intendente si assise rispettosamente nel sedile davanti.