— Per questo non ebbi per un momento l’idea di ritenerlo. Ma sapeva che a Parigi vi è un ospizio, ove sono ricevute queste povere creature. Passando per la barriera, dichiarai aver trovato questo fanciullo sulla strada, e presi le mie informazioni. La cassetta faceva testimonianza: la biancheria di battista indicava che il fanciullo apparteneva a persone ricche; il sangue di cui io era asperso poteva appartenere tanto al fanciullo quanto a qualunque altro individuo. Non mi venne fatta alcuna obbiezione, mi fu indicato l’ospizio che era situato all’estremità della strada Enfer, e dopo di aver presa la cautela di tagliare il pannolino in due parti, di maniera che una delle lettere che lo marcava continuasse ad avvolgere il fanciullo, mi riserbai l’altra, deposi il fardello nella ruota, e fuggii a gambe. Quindici giorni dopo io era di ritorno a Rogliano, e diceva ad Assunta:
— Consolati, sorella mia; Israele è morto, ma l’ho vendicato.
«Allora ella mi chiese la spiegazione di queste parole, e io le raccontai tutto l’accaduto: — Giovanni, mi disse Assunta, tu avresti dovuto portarmi quel fanciullo; noi gli avremmo fatte le veci dei genitori che ha perduti, lo avremmo chiamato Benedetto; e mercè questa buona azione Dio ci avrebbe benedetti effettivamente. — Per risposta le consegnai la metà del pannolino che aveva conservata, per poter far reclamare il fanciullo un giorno che fossimo divenuti più ricchi.
— E con quali lettere era marcato questo pannolino? domandò Monte-Cristo.
— Con un L. ed un N. sormontate dalla corona baronale.
— Credo, Dio mel perdoni, che voi facciate uso di termini araldici, Bertuccio! e dove avete fatti questi studi?
— Al vostro servizio, sig. conte, dove s’impara ogni cosa.
— Continuate, son curioso di sapere altre due cose.
— E quali, signore? — Ciò che avvenne di questo ragazzo; non mi diceste che era un fanciullo?
— No, signore, non mi ricordo di avervi detto ciò.