— Ah! credeva averlo inteso, mi sarò sbagliato.

— No, non vi siete sbagliato, perchè effettivamente era un fanciullo; ma V. E. desiderava sapere due cose, qual è la seconda?

— La seconda era il delitto di cui foste accusato quando chiedeste un confessore, e che l’abate Busoni venne a vostra richiesta a ritrovarvi nelle prigioni di Nimes.

— Questa storia forse sarà troppo lunga, eccellenza.

— Che importa? sono appena le dieci, sapete che non dormo, e suppongo che dal vostro lato non avrete gran volontà di dormire. — Bertuccio s’inchinò, e riprese la narrazione.

— Io, parte per iscacciare le tristi rimembranze che mi assediavano, parte per sovvenire ai bisogni della povera vedova, mi rimisi con ordine al mestiere di contrabbandiere, divenuto più facile per l’affievolimento delle leggi che succede sempre alle rivoluzioni. Le coste del Mezzodì particolarmente erano mal custodite, a cagione delle continue sommosse che succedevano, ora in Avignone, ora a Nimes, ora ad Uzès. Noi approfittammo di questa specie di tregua che ci veniva accordata dal governo per annodare delle relazioni su tutto il littorale. Dopo l’assassinio di mio fratello nelle strade di Nimes, non aveva voluto più entrare in quella città; l’albergatore, col quale noi facevamo affari, vedendo che non volevamo più andar a lui, era venuto da noi, ed aveva fissata una soccorsale al suo albergo, sulla strada di Bellegarde a Beaucaire all’insegna del Ponte di Gard. In tal modo avevamo, sia dalla parte d’Aigues-mortes, sia a Martigues, sia a Bouc, una dozzina di luoghi, ove depositavamo le nostre mercanzie, ed ove, al bisogno, trovavamo un rifugio per metterci in salvo dai doganieri e dai gendarmi. È un mestiere che frutta molto quello del contrabbandiere, quando uno ci si applica con una certa intelligenza secondata da buona dose di vigoria; quanto a me, viveva nelle montagne, avendo conservato un doppio motivo di temere i gendarmi e i doganieri, atteso che, qualunque comparsa davanti ad un giudice, poteva indurre un processo, vale a dire una escursione nel passato, nel quale poteva scoprirsi qualche cosa di più importante che non sono sigari di contrabbando, o barili d’acqua-vite che circolano senza il lasciapassare. Così, preferendo mille volte la morte ad un arresto, conduceva a buon fine operazioni maravigliose, e che, più di una volta, mi convinsero, che la troppa cura che ci prendiamo del nostro corpo, è quasi sempre il solo ostacolo alla buona riuscita di quei disegni, che han bisogno di una risoluzione, e di una esecuzione vigorosa e determinata. In fatto una volta che siasi fatto il sacrificio della propria vita, non si è più simili agli altri uomini, e chiunque ha presa questa risoluzione, ha sentito centuplicarsi le forze, ed allargarsi l’orizzonte.

— Anche la filosofia! Bertuccio, voi dunque avete un poco di tutto nella vostra vita?

— Oh! perdono, eccellenza!

— No, no, è solo perchè la filosofia alle 10 e mezzo di sera è un poco troppo tardi. Fuori di questa non ho altra osservazione da fare, atteso che la trovo esatta, ciò che non si può dire di tutte le filosofie.

— Le mie corse divennero dunque sempre più estese, sempre più fruttuose. Assunta era l’economa; e la nostra fortuna andava ingigantendosi. Un giorno che io partiva per una corsa: — Va, diss’ella, al tuo ritorno io ti preparo una sorpresa. — Io l’interrogai, ma inutilmente: ella non volle dirmi di più; ed io partii. La corsa durò quasi sei settimane, noi eravamo stati a Lucca a caricare dell’olio, ed a Livorno a prendere cotoni inglesi; il nostro sbarco si effettuò senza contrari eventi, tirammo i nostri guadagni, e ritornammo allegri e contenti. — Rientrando in casa, la prima cosa che vidi nel luogo più esposto della camera d’Assunta, in una cuna sontuosa, relativamente al resto dell’appartamento, fu un fanciullo di sette in otto mesi; misi un grido di gioia. Il solo momento di tristezza che provai dopo l’uccisione del procuratore del re, fu quello in cui abbandonai quel fanciullo. Non è mestieri di dire che non ebbi mai rimorsi per l’assassinio in sè stesso. La povera Assunta aveva indovinato tutto: approfittando della mia assenza, munita della metà del pannolino, ed avendo scritto, per non dimenticarlo, il giorno e l’ora precisa in cui il fanciullo era stato deposto all’ospizio, era andata a Parigi a reclamarlo. Non le venne fatta alcuna obbiezione, e le fu reso il fanciullo. Ah! vi confesso sig. conte, che vedendo questa creatura dormire nella cuna, il petto mi si gonfiò, e mi scorsero le lagrime: — In verità, Assunta, gridai tu sei una buona donna, ed il Signore ti benedirà.