— Mostrava che tu avevi fede, disse Monte-Cristo.
— Ahimè! eccellenza, riprese Bertuccio, Iddio però fece strumento della mia punizione questo stesso fanciullo. Giammai si dichiarò più prematuramente una natura più perversa; e ciò non pertanto non si può dire che venisse male allevato, poichè mia sorella lo trattava come il figlio di un principe; era un ragazzo di bellissimo aspetto, con occhi cilestri di quella tinta delle terraglie chinesi tanto bene in armonia col bianco latteo del fondo: solamente i capelli di un biondo troppo vivo, davano al suo viso una strana indole, che raddoppiava la vivacità dello sguardo, e la malizia del sorriso. Disgraziatamente vi ha un proverbio che dice: essere i rossi o buoni del tutto o del tutto cattivi: il proverbio non mentiva sul conto di Benedetto, che fin dalla sua prima infanzia si manifestò del tutto cattivo. È vero altresì che la dolcezza di sua madre incorò le sue prime inclinazioni; mia sorella andava continuamente al mercato della città, situato a 5 leghe di distanza, per comprare i primi frutti ed i dolci più delicati per questo fanciullo, il quale preferiva agli aranci di Palma, ed alle conserve di Genova, le castagne rubate al vicino traversando le siepi, o le mele secche del granaio di lui, mentre che aveva a sua disposizione le castagne e le mele del nostro orticello.
«Un giorno, (Benedetto poteva avere 5, o 6 anni) il vicino Wasilio, che, secondo l’uso del nostro paese, non riponeva mai nè la sua borsa nè i suoi gioielli, perchè il sig. conte sa meglio di qualunque altro che in Corsica non vi sono ladri, il vicino Wasilio si lamentò con noi che gli era disparso un luigi; si credè che avesse contato male, ma egli pretendeva di essere sicuro del fatto suo. In quel giorno Benedetto aveva lasciata la casa di buon mattino, e quando lo vedemmo ritornare la sera, si trascinava dietro una scimmia che diceva di aver trovata, colla catena e tutto, legata ad un albero; da più di un mese il cattivo ragazzo, il quale non sapeva più che immaginare, era voglioso di avere una scimmia. Un battelliere ch’era passato di Rogliano, e che aveva molti di questi animali che lo avevano divertito coi loro esercizi, gli aveva senza dubbio inspirata questa malaugurata fantasia. — Nei nostri boschi non si trovano scimmie, e molto meno belle e incatenate, gli diss’io; confessami dunque come ti sei procurata questa. — Benedetto sostenne la menzogna, e l’accompagnò con tali particolari che facevano più onore alla sua immaginazione che alla sua veracità; io m’irritai, egli si mise a ridere; io lo minacciai, egli fece due passi addietro: — Tu non puoi battermi, diss’egli, tu non ne hai il diritto, perchè non sei mio padre. — Noi ignorammo sempre chi gli aveva rivelato questo fatale segreto, che per parte nostra era stato gelosamente custodito: che che ne fosse, questa risposta, nella quale il ragazzo si faceva interamente conoscere, quasi mi spaventò, ed il mio braccio ch’erasi alzato, ricadde senza percuotere il colpevole. Il fanciullo trionfò, e questa vittoria gli dette un’audacia tale, che da quel giorno tutto il danaro d’Assunta, il cui amore sembrava aumentarsi a seconda che egli se ne rendeva meno degno, fu speso in capricci ch’ella non sapeva combattere, ed in follie che non aveva il coraggio d’impedire. Quando io era a Rogliano, le cose camminavano meno male, ma quando partiva Benedetto diventava il capo di casa, e tutto andava alla peggio. Dell’età di 10, o 11 anni tutti i suoi compagni erano scelti fra giovani di 18, a 20 anni, e fra i più cattivi soggetti di Bastia e di Corte, e già per qualche scappata, che meritava un nome più serio, la giustizia ci aveva dati avvisi. Io ne fui spaventato: qualunque interrogatorio poteva avere conseguenze funeste; io era precisamente allora obbligato ad allontanarmi dalla Corsica per una spedizione importante; vi riflettei lungamente, e col presentimento d’evitare qualche disgrazia, risolvetti condur meco Benedetto. Sperava che la vita attiva e faticosa del contrabbandiere, la disciplina severa del bordo, cambierebbero questa indole vicina a corrompersi, se già non era spaventosamente corrotta. Presi dunque Benedetto a parte, e gli feci la proposizione di seguirmi, circondandola con tutte quelle promesse che possono sedurre un giovine di 12 anni. Egli mi lasciò parlare fino alla fine, e quand’ebbi terminato scoppiò in una risata, dicendo: — Siete pazzo, zio mio (egli mi chiamava così quand’era di buon umore), io cambiare la vita che meno, con quella che menate voi? Il mio buono ed eccellente non far niente, colle orribili fatiche che vi siete imposto? passare la notte al freddo, il giorno al caldo, nascondersi continuamente, ricevere schioppettate, e tutto questo per guadagnare un poco di danaro? Del danaro ne ho quanto ne voglio, madre Assunta me ne dà, quanto a lei ne domando; vedete bene che sarei un imbecille se accettassi la vostra proposizione. — Io rimasi stupefatto da quell’audacia, e da quel ragionamento. Benedetto ritornò a giuocare coi suoi compagni, e lo vidi che mi mostrava ad essi come un idiota.
— Grazioso fanciullo! mormorò Monte-Cristo.
— Ah! se fosse stato mio rispose Bertuccio, se fosse stato mio figlio, o pur anche mio nipote, lo avrei ricondotto sul retto sentiero, perchè la coscienza dà la forza. Ma l’idea di percuotere un fanciullo, di cui aveva ucciso il padre mi rendeva impossibile ogni correzione. Detti buoni consigli a mia cognata, che nelle nostre discussioni prendeva sempre la difesa del piccolo disgraziato; e siccome mi confessò che in varie volte le erano mancate somme considerevoli, le indicai un luogo ov’ella poteva nascondere il nostro piccolo tesoro. In quanto a me, la mia risoluzione era presa. Benedetto sapeva perfettamente leggere, scrivere, e fare i conti, perchè quando per caso egli si voleva occupare a studiare, imparava in un giorno ciò che agli altri abbisognava una settimana. La mia risoluzione, diceva, era presa; doveva ingaggiarlo come segretario sopra un bastimento a lungo corso, e, senza prevenirlo di niente, farlo prendere un bel mattino, e trasportare a bordo; in questo modo raccomandandolo al capitano, tutto il suo avvenire dipendeva da lui.
«Stabilito questo disegno partii per la Francia.
«Tutte le nostre operazioni dovevano questa volta eseguirsi nel golfo di Lione, e si rendevano ogni giorno più difficili, perchè eravamo nel 1829. La tranquillità era perfettamente ristabilita, e per conseguenza il servizio delle coste ritornato più regolare e più severo che mai. Questa sorveglianza era ancora aumentata momentaneamente per la fiera di Beaucaire che allora si apriva.
«I principi della nostra spedizione si eseguirono senza impaccio. Noi ancorammo la barca, che aveva un doppio fondo nel quale nascondevamo le nostre mercanzie di contrabbando, in mezzo ad una quantità di battelli che stavano fitti alle due rive del Rodano da Beaucaire fino ad Arles. Giunti là, cominciammo di notte tempo a scaricare le merci proibite, ed a farle passare in città per mezzo di gente in relazione cogli albergatori, nelle case dei quali facevamo i depositi. Sia che la buona riuscita ci rendesse imprudenti, sia che fossimo stati traditi, una sera, verso le 5 p. m. mentre stavamo per metterci a tavola, accorse tutto affannato il nostro piccolo mozzo, dicendo che aveva veduto una squadra di doganieri dirigersi alla nostra volta. Non era precisamente la squadra che ci spaventava; da un momento all’altro, e particolarmente allora si vedevano compagnie intere pattugliare e girare sulle sponde del Rodano; ma le cautele che, al dire del mozzo, questa squadra prendeva per non essere veduta. In un punto noi eravamo in piedi, ma era già troppo tardi: la nostra barca, che evidentemente formava l’oggetto delle loro ricerche, era circondata. Fra i doganieri distinsi qualche gendarme; e tanto timido alla vista di questi, quanto era bravo alla vista di qualunque altro corpo militare, discesi sotto il ponte, e strisciando da un finestrello, mi lasciai calare nel fiume, quindi mi misi a nuotare sott’acqua, non respirando che a lunghi intervalli tanto bene, che senza esser veduto raggiunsi un canale fatto di nuovo, e che poneva il Rodano in comunicazione col canale che da Beaucaire mette ad Aigues-mortes. Una volta giunto là, era salvo, poichè poteva seguire senza essere veduto per quella direzione. Arrivai dunque al canale senza sinistri. Non era nè a caso, nè senza premeditazione che aveva seguito questa via; ho già parlato a V. E. di un albergatore di Nimes, che aveva impiantata una piccola osteria fra Bellegarde e Beaucaire.
— Sì disse Monte-Cristo, me ne ricordo perfettamente, questo degno galantuomo, se non erro, era uno dei vostri associati?
— Precisamente, rispose Bertuccio, ma da sette ad 8 anni aveva ceduto il suo stabilimento ad un antico sartore di Marsiglia, che dopo essersi rovinato nel suo stato, aveva voluto tentare di fare la sua fortuna in un altro. Non fa mestieri dire che le corrispondenze che avevamo col primo proprietario furono mantenute col secondo; adunque a quest’uomo contava chiedere un asilo.