«Caderousse ricadde pallido ed anelante sulla sedia.

«Carconta, al contrario si alzò, e andò con passo fermo ad aprire la porta. — Entrate dunque, caro sig. Giovanni.

«— In fede mia, disse il gioielliere irrigato dalla pioggia, pare che il diavolo non voglia ch’io ritorni a Beaucaire questa sera. Le più corte pazzie sono le migliori, mio caro Caderousse; mi avete offerto ospitalità, l’accetto, e vengo a dormire da voi. — Caderousse balbettò qualche parola, asciugandosi il sudore che gli grondava dalla fronte.

«Carconta richiuse la porta a doppio giro di chiave, tosto che fu entrato il gioielliere.

XLIV. — LA PIOGGIA DI SANGUE.

«Il gioielliere entrando girò uno sguardo investigatore intorno a sè; ma nulla poteva fargli nascere sospetti, se non ne aveva, e nulla confermarglieli quando ne avesse avuti.

«Caderousse copriva sempre con ambo le mani i biglietti, e l’oro. Carconta sorrideva al suo ospite il più graziosamente che poteva. — Ah! ah! disse il gioielliere, sembra che abbiate paura di non aver ricevuto il conto vostro: che ritornavate a contare il vostro tesoro prima della mia partenza?

«— No, disse Caderousse, ma l’avvenimento che ce ne mette in possesso è così inatteso, che non vi possiamo ancora aggiustar fede, e quando non abbiamo la prova materiale sotto gli occhi, ci pare sempre di sognare. — Il gioielliere sorrise. — Avete viaggiatori nel vostro albergo? domandò egli. — No, rispose Caderousse, non diamo da dormire; siamo troppo vicini alla città e nessuno vi si ferma.

«— Allora vi procuro un grandissimo incomodo?

«— Incomodarci voi! mio caro signore, disse con grazia Carconta, niente affatto; ve lo giuro. — Vediamo, dove mi metterete? — Nella camera in alto. — Ma quella non è la vostra camera? — Oh! non importa; abbiamo un secondo letto nella camera di fianco a questa. — Caderousse guardò con meraviglia la moglie. Il gioielliere canterellò una piccola canzonetta mentre si riscaldava il dorso ad una fascina che Carconta aveva accesa al caminetto per riscaldare il suo ospite. In questo mentre ella portava sopra un angolo della tavola, su cui aveva messa una salvietta, i magri avanzi di un pranzo al quale unì due o tre uova fresche.