— Di modo che, rispose Monte-Cristo, conservando l’abitudine di farvi chiamare barone, avete perduta quella di chiamare gli altri conte. — Ah! non vi pongo nessun’idea, neppure per me, disse negligentemente Danglars; mi hanno fatto barone e cavaliere della legione d’onore pei servigi resi, ma... — Ma voi avete abdicato ai titoli, come in altro tempo hanno fatto Montmorency e la Fayette? quest’è un bell’esempio da seguire, signore. — Però non del tutto, riprese Danglars impacciato; pei domestici capirete...

— Sì, voi siete barone per la servitù, e cittadino pei giornalisti, e pei vostri committenti. Queste sono gradazioni applicatissime al governo costituzionale. Capisco perfettamente.

Danglars si morse le labbra; egli vide che su quel terreno non era della forza di Monte-Cristo, cercò dunque di venire sopra un terreno che gli era più famigliare.

— Sig. conte, diss’egli inchinandosi, ho ricevuto una lettera d’avviso dalla casa Thomson e French.

— Ne sono contento, sig. Barone. Permettetemi di trattarvi come la vostra servitù; è una cattiva abitudine presa nei paesi ove vi sono ancora dei baroni, precisamente perchè non se ne fanno più. Ne sono contento, diceva; non avrò bisogno di presentarmi io stesso, la qual cosa è sempre impacciante. Voi dunque avete ricevuto una lettera d’avviso?

— Sì, rispose Danglars; ma vi confesso che non ne ho bene inteso il senso. — Bah! — Ed anzi aveva avuto l’onore di passare da voi per domandarvene la spiegazione.

— Fatelo, signore, eccomi, io ascolto, e sono pronto a rispondervi. — Questa lettera, rispose Danglars, credo d’averla meco. — Si frugò per le tasche. — Eccola, sì. Questa lettera apre al sig. conte di Monte-Cristo un credito illimitato sulla mia casa.

— Ebbene, sig. barone, che vi trovate d’oscuro?

— Niente, signore, fuorchè la parola illimitato...

— Ebbene, questa parola non è forse francese? capirete che sono Anglo-alemanni che scrivono.