— Ma voi stesso potete dir questo, perchè, dal momento che abitate la Francia, siete naturalmente sottoposto alle leggi francesi.

— Lo so, signore, rispose Monte-Cristo, ma quando devo andare in un paese, comincio dallo studiare, con mezzi che mi sono particolari, tutti gli uomini dai quali posso avere qualche cosa da sperare o da temere, e giungo a conoscerli molto bene, forse meglio ancora di quello che non si conoscono da sè stessi. Ciò porta ad un resultato, che, il procuratore del re, qualunque egli fosse, con cui avessi da fare sarebbe certissimamente più impacciato di me.

— Ciò vuol dire, riprese con esitanza Villefort, che la natura umana è debole, ed ogni uomo, secondo voi, ha commesso qualche... sbaglio. — Sbaglio... o delitto, rispose negligentemente Monte-Cristo. — E che voi solo fra gli uomini, che non riconosceste per fratelli, come avete detto voi stesso, riprese Villefort con voce leggermente alterata, e che voi solo siete perfetto.

— Non perfetto, rispose il conte, impenetrabile, ecco tutto. Ma tronchiamo quest’argomento, signore; se la conversazione vi dispiace, molto più che voi non vi trovate maggiormente minacciato dalla mia doppia vista, di quello che io lo sia dalla vostra giustizia.

— No! signore, disse vivamente Villefort, che senza dubbio temeva comparisse aver abbandonato il terreno; no! colla vostra brillante e quasi sublime conversazione mi avete innalzato al di sopra dei livelli ordinarii; noi non parliamo più, dissertiamo. Ora, voi sapete come i professori in cattedra, ed i filosofi nelle loro dispute, si dicono qualche volta delle crudeli verità. Fingiamo adunque di fare una disputa sociale e filosofica, vi dirò dunque, per quanto vi sembri duro: «Caro fratello voi sacrificate all’orgoglio; voi siete al di sopra degli altri, ma al di sopra di voi sta Dio!»

— Al di sopra di tutti, signore, rispose Monte-Cristo con un accento così profondo che Villefort ne fremette involontariamente. Ho il mio orgoglio per gli uomini, serpenti sempre pronti a drizzarsi contro colui che li sorpassa di fronte, senza schiacciarli col piede; ma lo depongo davanti a Dio, che mi ha tolto dal niente per farmi quel che sono.

— Allora, sig. conte, vi ammiro, disse Villefort che per la prima volta, in questo strano dialogo, impiegava questa formula aristocratica collo straniero, che fino allora aveva soltanto chiamato signore. Sì, ve lo dico, se siete realmente forte, superiore, sano o impenetrabile, ciò che torna la stessa cosa, siate superbo, questa è la legge della dominazione. Ma voi pertanto avrete una qualche ambizione?

— Ne ho avuta una, signore.

— E quale?

— Ho ambito di essere fatto strumento della Provvidenza.