Haydée poteva avere 19, o 20 anni.
Monte-Cristo chiamò la sua schiava greca, e fece domandare ad Haydée il permesso di entrare da lei. Per sola risposta, Haydée fece segno alla schiava di rimuovere la portiera. Monte-Cristo s’avanzò. Ella si sollevò sul gomito del braccio che teneva la pipa, e stendendo al conte la mano, lo accolse con un sorriso. — Perchè, diss’ella nella lingua sonora delle figlie di Sparta e d’Atene, perchè mi fai tu domandare il permesso d’entrare da me? Non sei più il mio padrone? non son più la tua schiava?
Monte-Cristo sorrise a sua volta: — Haydée, non sapete?...
— Perchè non mi dici tu, come d’ordinario? interruppe la giovane greca; ho dunque commesso qualche mancanza? in questo caso bisogna punirmi, ma non dirmi voi.
— Haydée, disse il conte, tu sai che siamo in Francia, e per conseguenza che sei libera?
— Libera di far che? domandò la giovane.
— Libera di lasciarmi. — Di lasciarti!... e perchè dovrei lasciarti? — Che so io?... vedremo gente...
— Non voglio vedere nessuno. — E se in mezzo ai bei giovani che incontrerai, qualcuno ti piacesse, non sarò tanto ingiusto... — Non ho veduto altri, che mio padre e te.
— Povera fanciulla, disse Monte-Cristo; ti ricordi di tuo padre, Haydée? — La giovane sorrise: — Egli è qua, è qua, diss’ella mettendo la mano sul cuore e sugli occhi.
— Ora, Haydée, tu sai che sei libera, che sei padrona, regina; puoi conservare il tuo costume, o lasciarlo a tuo capriccio; resterai qui quanto vuoi restarvi, uscirai quando il vuoi; vi sarà sempre una carrozza attaccata per te; Alì e Myrtho t’accompagneranno ovunque, e saranno ai tuoi ordini. Soltanto di una sola cosa ti prego; conserva il segreto della tua nascita, non dire una parola del tuo passato; non pronunziare in alcuna occasione il nome dell’illustre tuo padre, nè quello della tua povera madre.