La signora de Villefort sembrava sempre più astratta:
— È una fortuna, diss’ella, che tali sostanze non possono essere preparate che dai chimici, perchè in verità una metà del mondo avvelenerebbe l’altra.
— Da chimici, e da quelli che si occupano di chimica, rispose negligentemente Monte-Cristo.
— E poi, disse la sig.ª de Villefort strappandosi da sè stessa e con forza dai suoi pensieri, per quanto più sapientemente preparato, il delitto è sempre un delitto; e se sfugge alle umane investigazioni non isfugge però allo sguardo di Dio. Gli orientali sono più coraggiosi di noi nei casi di coscienza, perchè hanno soppresso l’inferno; ecco tutto.
— Eh! signora, questo è un pensiero che deve naturalmente nascere in un’anima onesta come la vostra, ma che i sofismi sradicano ben presto nei perversi. La vita dell’uomo scorre facendo tali cose, e la sua intelligenza si stanca a segnarle. Voi troverete ben poche persone che vadano bestialmente a piantare un coltello nel cuore del loro simile, o a ministrar loro una dose d’arsenico, come quella di cui vi parlava or ora. Questa è veramente una eccentricità ed una bestialità. Per giungere a ciò bisogna che il sangue si riscaldi a 36 gradi, che il polso batta a 86 pulsazioni, e che l’anima esca dai limiti ordinari. Ma se come si usa in filologia, si passa dalla parola al sinonimo mitigato, voi fate una semplice eliminazione, invece di commettere un’ignobile assassinio, se allontanate puramente e semplicemente dal vostro sentiero colui che vi dà incomodo, e ciò senza scossa, senza violenza, senza l’apparecchio di quelle sofferenze che, diventando un supplizio, fanno della vostra vittima un martire, e di chi opera un carnefice in tutta l’estensione del termine; se non vi è nè sangue, nè urli, nè contorsioni, nè soprattutto la pericolosa momentaneità del compimento, allora voi sfuggite ai colpi della legge umana che vi dice «Non disturbate la società» Ecco come procedono e riescono le genti d’Oriente, persone gravi e flemmatiche, che s’inquietano poco sulla questione del tempo nelle combinazioni di una certa importanza.
— Resta la coscienza, disse la sig.ª de Villefort con voce commossa soffocando un sospiro. — Monte-Cristo voleva continuare, ma essa lo interruppe come per cambiar discorso: — Tutto mi conduce a stimarvi, diss’ella, per un gran chimico; e quell’elixir che avete fatto prendere a mio figlio, e che lo ha richiamato sì tosto alla vita...
— Oh! non ve ne fidate, la interruppe Monte-Cristo. Una goccia di quell’elixir bastò per richiamare vostro figlio alla vita mentre stava per morire, ma tre gocce gli avrebbero spinto il sangue ai polmoni, in modo da procurargli forti palpitazioni di cuore, sei gocce gli avrebbero sospesa la respirazione, e lo avrebbero posto in una sincope molto più grave di quella in cui si ritrovava, dieci lo avrebbero fulminato. Sapete, signora, in qual modo lo allontanai prestamente da quelle ampolle che egli aveva l’imprudenza di toccare?
— È dunque un veleno terribile?
— Oh! mio Dio! no, bisogna da prima ammettere questo, che la parola veleno non v’è, quindi in medicina si servono dei veleni più violenti, che divengono, pel modo con cui sono ministrati, i rimedi più salutari.
— Che cosa è dunque allora?