— Sì, disse la marchesa, senza che questo sanguinoso pensiero portasse la menoma alterazione sulla sua fisonomia; solamente era per principi diametralmente opposti che vi sarebbero saliti tutti e due; e n’è prova che tutta la mia famiglia è rimasta affezionata ai principi esiliati, nel mentre che vostro padre si è affrettato di accomodarsi col nuovo governo, e che dopo che il cittadino Noirtier fu girondino, il conte di Noirtier divenne senatore.

— Madre mia, madre mia! disse Renata, voi sapete che fu convenuto che non si sarebbe giammai parlato di queste tristi rimembranze.

— Signora, rispose Villefort, io mi unisco a madamigella di S. Méran per domandarvi umilmente l’obblio del passato. Con qual vantaggio ritornare su cose su cui la stessa volontà di Dio è impossente? L’io può cambiare l’avvenire; non può modificare il passato. Ciò che possiamo noi mortali, si è, se non di rinnegarlo, almeno di gettarvi sopra un velo. Ebbene io non solo mi sono diviso dalle opinioni di mio padre, ma ancora dal suo nome. Mio padre è stato, e forse è ancora bonapartista, e si chiama Noirtier; io sono regio, e mi chiamo Villefort. Lasciate morire nel vecchio tronco un avanzo rivoluzionario, e non pensate, signora, al ramo che si diparte da questo tronco senza potere, e dirò quasi, senza volere staccarsene del tutto.

— Bravo Villefort, disse il marchese, bravo! bella risposta. Io ho sempre predicato alla marchesa la dimenticanza del passato senza averla mai potuto ottenere; spero che voi sarete più fortunato di me.

— Sì, sta bene, disse la marchesa, dimentichiamo il passato, io non dimando meglio, ciò è convenuto; ma che almeno Villefort sia inflessibile per l’avvenire. Non dimenticate, Villefort, che noi vi abbiamo garantito in faccia a Sua Maestà, che Sua Maestà stessa ha voluto dimenticare tutto, dietro le nostre raccomandazioni, come io dimentico tutto alla vostra preghiera. — Così dicendo gli stendeva la mano. — Soltanto se vi cade fra i piedi qualche cospiratore, pensate che si hanno gli occhi aperti su voi, tanto più che si sa che siete di una famiglia che può essere in relazione coi cospiratori.

— Pur troppo! signora, disse Villefort, la mia professione, e soprattutto il tempo in cui viviamo mi ordinano di essere severo. Io tale sarò. Ho di già avuta qualche accusa politica da sostenere, e sotto questo riguardo ho dato le mie prove. Disgraziatamente però, noi non siamo ancora al fine.

— Credete? disse la marchesa. — Il temo. Napoleone all’Elba è troppo vicino alla Francia, la sua presenza quasi in vista alle nostre coste risveglia la speranza nei suoi partigiani. Marsiglia è piena di ufficiali a mezza paga che tutti i giorni sotto qualche frivolo pretesto cercano contesa coi regii. Di qui i duelli fra le persone elevate, di qui gli assassini nella classe del popolo.

— A proposito, disse il conte di Servieux vecchio amico di S. Méran ciambellano del conte Artois, voi sapete che la Santa alleanza lo toglie di là.

— Sì, si è tenuto discorso su questo argomento quando siamo entrati in Parigi, disse S. Méran. Ma dove lo invieranno?

— A S. Elena. — A S. Elena? e che è? disse la marchesa.