— Un’isola a duemila leghe di qua, oltre l’Equatore.
— Alla buon’ora! come disse Villefort, è una gran follia aver lasciato un simile uomo fra la Corsica ov’è nato, fra Napoli ove regna ancora suo cognato, e in faccia a quella Italia, di cui voleva fare un regno a suo figlio.
— Disgraziatamente, disse Villefort, abbiamo i trattati del 1814, e non si può toccare Napoleone senza infrangerli.
— Ebbene! s’infrangeranno, disse de Servieux. Vi ha egli guardato tanto pel minuto quando si trattò di far moschettare l’infelice duca d’Enghien?
— Sì, disse la marchesa; è stabilito, la santa Alleanza libererà l’Europa da Napoleone, e Villefort libererà Marsiglia da tutti i partigiani di lui. Il Re regna o non regna: se egli regna, il suo governo dev’essere forte e i suoi magistrati inflessibili: questo è il solo mezzo per prevenire il male.
— Disgraziatamente signora, disse sorridendo Villefort, un sostituto del Procuratore del Re giunge sempre quando il male è fatto. — Allora sta a lui a ripararlo.
— Potrei aggiungere ancora, che noi non ripariamo il male ma lo vendichiamo.
— Oh! signor de Villefort, disse una bella giovinetta, figlia del conte de Servieux e amica di Renata, sollecitatevi adunque di avere una bella causa fin che saremo a Marsiglia; io non ho mai veduto una tornata al Tribunale, e mi si dice che sia una cosa molto curiosa.
— Curiosissima, davvero madamigella, disse il sostituto, perchè invece di una finta tragedia si rappresenta un dramma vero; in vece di dolori rappresentati sono dolori sentiti. Quell’uomo che là si vede, invece di ritornare a casa sua dopo calato il sipario, e di andare a cena, rientra in prigione ove ritrova il più delle volte il carnefice. Vedete bene che per le persone nervose, che cercano le emozioni, non vi è spettacolo che possa paragonarsi a questo; state tranquilla, madamigella, se l’agio si presenterà, vi proverò la verità del mio asserto.
— Ci fa rabbrividire... ed egli ride! disse Renata impallidendo.