— Che volete!... riprese Villefort; questo è un duello... io ho ottenuto cinque o sei volte la pena di morte contro accusati politici... ebbene! chi sa quanti pugnali a quest’ora si arruotolano nelle tenebre o sono già diretti contro di me?

— Oh! mio Dio, disse Renata impallidendo sempre più, parlate voi seriamente Villefort?

— Non si può parlare più seriamente, rispose il giovine magistrato con un sorriso sulle labbra. E con questi bei processi che madamigella desidera appagare la sua curiosità, ed io la mia ambizione, la condizione delle cose non farà che peggiorare. Tutti questi soldati di Napoleone abituati ad andar come ciechi incontro alle palle nemiche, rifletton forse a bruciare una cartuccia, o a marciare a passo di carica colla baionetta abbassata? ebbene! penseranno ad uccidere un uomo che credono loro nemico personale più che ad uccidere un Russo, un Tedesco o un Ungherese che non hanno mai veduto? d’altra parte bisogna ammettere ciò, altrimenti non vi sarebbe punto di difesa, io stesso quando vedo luccicare nell’occhio dell’accusato il lampo luminoso della rabbia mi esalto tutto e m’incoraggio: non è più un processo, ma un combattimento; io lotto contro di lui, egli risponde, io raddoppio, il combattimento finisce come tutti gli altri, con una vittoria o con una sconfitta. Ecco ciò che si chiama discussione! è il pericolo che fa l’eloquenza. Un accusato che sorride dopo una mia replica mi fa conoscere che ho parlato male, e ciò che ho detto è snervato, senza vigore, insufficiente; immaginate dunque quale dev’essere la sensazione d’orgoglio di un procuratore del re convinto della reità dell’accusato, allora quando vede avvilirsi ed annientarsi il reo sotto il peso delle prove e sotto i fulmini della eloquenza! quella testa si abbassa, dunque cadrà. — Renata gettò un leggiero grido. — Ecco ciò che si chiama saper parlare, disse uno de’ convitati.

— Ecco l’uomo che ci abbisogna in tempi come i nostri!

— Così, disse un terzo, nel vostro ultimo affare, sarete rimasto superbo, mio caro Villefort. Lo sapete quell’uomo che aveva ucciso suo padre, ebbene senza metafora voi lo avete ucciso prima che il carnefice lo toccasse.

— Oh per i parricidi, disse Renata, poco importa, non vi sono supplizi abbastanza grandi per tal fatta di gente, ma per gl’infelici accusati politici!...

— Gli accusati politici! gridò la marchesa, è ancor peggio, perchè il Re è padre della nazione, e volere rovesciare od uccidere il Re è lo stesso che volere uccidere il padre di 32 milioni di uomini.

— Oh! è lo stesso, Villefort, disse Renata, voi mi promettete di avere indulgenza per quelli che vi raccomanderò?

— State tranquilla, disse Villefort con un sorriso affettuoso, noi faremo insieme le nostre requisitorie.

— Cara mia, disse la marchesa, occupatevi di ricami, di aghi, di nastri, e lasciate il vostro futuro sposo disimpegnare il suo ufficio. Oggi giorno le armi sono in riposo, e la toga è in credito; vi ha su questo proposito un motto latino...