— Ed allora non la sposate, disse il conte.
— Vedrò, proverò, mi consiglierete, n’è vero? se vi è possibile, mi torrete da quest’impaccio. Oh! per non procurare un dispiacere alla mia ottima madre credo che mi disgusterei anche il padre.
Monte-Cristo si voltò, egli era commosso:
— Che! diss’egli a Debray ch’era seduto in una profonda seggiola in un angolo del salotto, tenendo con una mano il lapis, coll’altra un portafogli, e che fate dunque là? fate uno schizzo nel genere di Poussin?
— Io, rispose tranquillamente, sì davvero uno schizzo! amo molto la pittura per questo! Ma questa volta faccio all’opposto, scrivo dei numeri. — Dei numeri!
— Sì, calcolo, e ciò riguarda voi indirettamente, visconte, calcolo ciò che la casa Danglars ha dovuto guadagnare sull’ultima alzata dei fondi di Haïti: da 206 i fondi sono saliti fino a 409 in tre giorni ed il prudente banchiere ne aveva acquistati molti a 206. Deve averci guadagnato 300 mila lire.
— Non è il suo più bel colpo, disse Morcerf; non ha guadagnato un milione in quest’anno coi boni di Spagna?
— Ascoltate, mio caro, disse Luciano, qui vi è il sig. conte di Monte-Cristo che vi dirà come dicono gl’italiani, Denaro e santità, Metà della metà — ed è ancora molto: per tal modo quando mi si raccontano simili storie, mi stringo nelle spalle.
— Ma voi parlate d’Haïti? disse Monte-Cristo.
— Oh! Haïti è un’altra cosa, Haïti è il giuoco dell’écarté pel traffico usurario dei biglietti del commercio francese, si può amare la rollina, prediligere il Whist, affollarsi al boston, ma poi ognuno si stancherà sempre di tutti questi giuochi e si tornerà all’écarté che è un capo d’opera. Così il sig. Danglars ieri ha venduto a 405 e si è intascato 300 mila fr. Se avesse aspettato fin oggi i fondi ricadevano a 205 ed invece di guadagnare 300 mila fr. ne avrebbe perduto 20 o 25 mila.