— Non capisco, balbettò Luciano.

— Eppure la cosa è chiara, rispose il giovine con un’ingenuità senz’affettazione, un bel mattino annunciatele qualche cosa d’inaudito, una notizia telegrafica che voi solo possiate sapere; ciò farà salire i fondi, ella giuocherà il suo colpo di borsa, e perderà certamente, quando la dimane Beauchamp scriverà nel suo giornale: «È falso che persone bene informate abbiano saputo la tale notizia, essa è del tutto inesatta.»

Luciano si mise a ridere sull’estremità delle labbra. Monte-Cristo sebbene apparentemente indifferente non aveva perduto una parola di questo discorso, ed il suo sguardo penetrante aveva perfino preteso di scoprire un segreto nell’impaccio del segretario intimo; da quest’impaccio, ch’era pienamente sfuggito ad Alberto, risultò che la visita fu abbreviata da Luciano, poichè non si sentiva più a suo agio. Il conte accompagnandolo alla porta gli disse alcune parole a voce bassa, alle quali rispose: — Ben volentieri, accetto.

Il conte ritornò dopo al giovine Morcerf.

— Non credete voi, riflettendovi bene, di avere avuto torto di parlar così di vostra suocera in presenza di Debray?

— Conte, disse Morcerf, ve ne prego, non date alla baronessa questo nome prima del tempo.

— Da vero adunque, e senz’esagerazione, la contessa è contraria a tal punto a questo matrimonio?

— A tal punto che viene raramente dalla mia famiglia, e mia madre, credo non sia stata più di una o due volte in sua vita a far visita alla sig.ª Danglars.

— Allora, disse il conte, eccomi incoraggiato a parlarvi apertamente. Il sig. Danglars è il mio banchiere, il sig. de Villefort mi ha ricolmato di gentilezze in ringraziamento della fortunata combinazione che mi ha messo al caso di potergli rendere un servizio. Indovino sotto tutto ciò un buon numero di pranzi e di festini. Ora per non sembrare d’intracciar tutto a bella posta, ed anche per prendere l’iniziativa se così vi piace, ho ideato di riunire nel mio casino di campagna d’Auteuil il sig. e la sig.ª Danglars, il sig. e la sig.ª di Villefort. Se v’invito a questo pranzo unitamente al conte ed alla contessa di Morcerf, non avrebbe questo l’apparenza di un convegno matrimoniale, o almeno la contessa di Morcerf, non volterà la cosa in tal modo, particolarmente se il barone Danglars mi fa l’onore di condurvi sua figlia? Allora vostra madre mi prenderà in orrore ed io nol voglio menomamente. Al contrario ho tutta la premura, e ditelo a lei ogni qualvolta se ne presenti l’occasione, di conservarmi il meglio che sia possibile nel suo spirito.

— In fede mia, disse Morcerf, vi ringrazio della franchezza che adoperate meco ed accetto l’esclusione che mi proponete. Mi dite che desiderate di conservarvi il meglio che sia possibile nel cuore di mia madre, vi assicuro che vi siete già a meraviglia.