— Dunque fate ancor meglio, voi non eravate che un uomo grazioso, diventereste un uomo adorabile.

— E che debbo fare per giungere a questa sublimità?

— Oggi siete libero come l’aria, venite a pranzo con me. Noi saremo in piccola brigata: voi, mia madre ed io. Avete appena veduto mia madre, così la conoscerete da vicino. È una donna molto notevole, e mi spiace solo che non ve ne sia una uguale con vent’anni di meno, poichè vi assicuro che vi sarebbe presto una contessa ed una viscontessa Morcerf. Quanto a mio padre non lo troverete in casa, egli fa parte di una commissione, e pranza dal gran referendario. Venite, parleremo di viaggi; voi che avete veduto il mondo intero ci racconterete le vostre avventure, ci direte la storia di quella bella greca che dite essere vostra schiava, e che trattate come una principessa. Andiamo, accettate, mia madre ve ne saprà grado.

— Mille grazie, disse il conte; l’invito non può essere più bello, e mi spiace vivamente di non poterlo accettare. Non sono libero come credete, al contrario ho un convegno importantissimo.

— Ah! state in guardia, mi avete insegnato in qual modo, in fatto di pranzi uno può disimpegnarsi da un invito disaggradevole. Mi abbisogna una prova. Fortunatamente non sono un banchiere come Danglars, ma vi prevengo che sono incredulo quanto lui.

— Ed io vi do subito la prova, disse il conte; e suonò.

— Hum! fece Morcerf ecco già due volte che ricusate di pranzare con mia madre. Questa è una risoluzione stabilita.

Monte-Cristo rabbrividì:

— Ah! non lo credete, eppure, ecco la mia pruova.

Battistino entrò e si fermò sulla porta aspettando.