E prendendo congedo da Alberto rientrò nel suo gabinetto, e battè tre colpi sul campanello. Bertuccio comparve. — Bertuccio, sapete che sabato ho ricevimento nel mio casino d’Auteuil.

Bertuccio ebbe un leggero fremito: — Bene, signore.

— Ho bisogno di voi, continuò il conte, perchè tutto sia disposto convenientemente. Quella casa è bella, o per lo meno può diventare bella.

— Per far ciò bisognerebbe cambiar tutto, sig. conte, ogni cosa è invecchiata.

— Cambiate dunque tutto, ad eccezione di una camera sola, della camera da letto di damasco rosso. Anzi, la lascerete assolutamente come si trova. — Bertuccio s’inchinò.

— Non toccherete niente neppure nel giardino; ma del cortile per esempio fatene tutto ciò che volete, gradirò anzi assaissimo se sarà ridotto in modo da non essere più conosciuto.

— Farò il possibile perchè il sig. conte rimanga contento; sarei più tranquillo però se volesse dirmi le sue intenzioni sul pranzo.

— In verità, disse il conte, da che siamo a Parigi vi trovo sconcertato e tremante; dunque non mi conoscete più?

— Ma infine V. E. potrebbe dirmi chi riceve?

— Non so ancora niente, e voi pure non avete bisogno di saperlo. Lucullo pranza da Lucullo; ecco tutto.