— Sì. — Perchè ridete?

— Rido, perchè mi sembra di vedere da quel lato tanta simpatia nel matrimonio, quanta ne vedo da un altro lato fra madamigella Danglars e me. Ma veramente, mio caro conte, parliamo delle donne, come le donne degli uomini, questo è imperdonabile. — Alberto si alzò.

— Volete andarvene?

— La domanda è buona, sono due ore che vi assedio, e voi avete la gentilezza di chiedermi se voglio andarmene? In verità, conte, siete l’uomo più gentile della terra! La vostra servitù com’è educata! Battistino particolarmente. Non ho mai potuto averne uno simile. I miei sembrano tutti modellarsi su quelli del teatro francese, che precisamente perchè non hanno che una parola da dire, vengono sempre a dirla sulla scala. Se mai aveste a disfarvi di Battistino vi prego darmi la preferenza.

— Resta stabilito, visconte.

— Ma qui non è tutto, aspettate, fate i miei complimenti al vostro discreto Lucchese Cavalcante dei Cavalcanti; e se per caso avesse intenzione di dar moglie a suo figlio, trovategli una donna molto ricca, molto nobile almeno dal lato di sua madre, e baronessa dal lato di suo padre, io vi aiuterò a trovarla.

— Oh! oh! rispose Monte-Cristo, da vero, siamo a questi termini?

— Sì. — In fede mia non bisogna giurare su niente.

— Ah! conte, gridò Morcerf, qual servizio mi rendereste! E come io vi amerei cento volte di più ancora, se mercè vostra potessi restare celibe, altri dieci anni almeno!

— Tutto è possibile, rispose con gravità Monte-Cristo.