— D’altra parte non venite qui di vostra spontanea elezione, riprese Monte-Cristo — Oh! sì certamente.
— Voi mi siete stato indirizzato da qualcuno. — Sì.
— Dall’eccellente abate Busoni. — Da lui precisamente! gridò tutto contento il Lucchese.
— Ed avete una lettera?
— Eccola.
— Per bacco, vedete bene che tutto corrisponde. Datemela dunque. — E Monte-Cristo prese la lettera che aprì e lesse.
Il maggiore guardava il conte con occhi spalancati e meravigliati che si portavano con curiosità in giro sopra ciascun oggetto della camera, ma che ritornavano invariabilmente sul suo scrigno.
— È ben lui... questo caro Busoni «il maggior Cavalcanti, un degno patrizio Lucchese, discendente dal Cavalcanti di Firenze, continuò Monte-Cristo leggendo a voce alta, e che gode una fortuna di mezzo milione di rendita.» Mezzo milione, salute! mio caro Cavalcanti.
— Vi è un mezzo milione? domandò il Lucchese.
— In tutte le lettere; e dev’essere così, l’abate Busoni è l’uomo che conosce meglio di tutti le più grandi fortune di Europa.