— Ed avete bisogno di denaro, è troppo giusto. Prendete, ecco qui un conto pari, otto biglietti di mille fr.; or ve ne devo altri 40 mila. — V. E. vuole che le faccia la ricevuta? disse il marchese facendo scivolare i biglietti nella saccoccia interna della polacca. — Perchè farne? disse il conte.
— Ma per darvene discarico nel conto dell’abate Busoni.
— Ebbene, mi farete una ricevuta generale quando vi sborserò gli ultimi 40 mila fr.; fra galantuomini sono inutili queste cautele.
— Ah! sì è vero, disse il maggiore; fra galantuomini...
— Mi permetterete una piccola raccomandazione, n’è vero?
— E come mai, la domando. — Non sarebbe mal fatto, se lasciate questa polacca. — Davvero, disse il maggiore guardando con una certa compiacenza il suo soprabito.
— Sì, questa a Viareggio si porta ancora, ma è già gran tempo che questo vestito per quanto sia elegante, è passato di moda a Parigi. — Mi rincresce, disse il Lucchese.
— Ma se vi ci siete affezionato, potrete rimetterla al ritorno.
— Ma intanto che metterò? — Ciò che troverete nei vostri bauli. — Come nei miei bauli? Non ho portato meco che il porta mantello. — Con voi lo credo; e perchè avreste dovuto impacciarvi? D’altra parte un vecchio militare desidera marciare con un piccolo fardello. — Ecco precisamente perchè...
— Ma voi siete un uomo pieno di cautele, e perciò avete mandato avanti i vostri bauli. Sono giunti ieri all’albergo dei Principi, strada Richelieu, ove avete fatto fissare il vostro alloggio.