— Allora in questi bauli?...

— Presumo che avrete avuta la cautela di farvi racchiudere dal vostro cameriere tutto ciò che vi poteva abbisognare, abiti da città, abiti d’uniforme. Nelle grandi congiunture vestirete l’uniforme, il che fa sempre bene. Non dimenticate poi le decorazioni. In Francia se ne beffano ancora, ma le portano sempre.

— Benissimo, benissimo, benissimo, disse il maggiore passando da uno stordimento in un altro.

— Ed ora che il vostro cuore si è rafforzato contro le sensazioni troppo vive, preparatevi, mio caro Cavalcanti, a rivedere il vostro Andrea.

E facendo un grazioso saluto al Lucchese rapito in estasi, Monte-Cristo disparve dietro la portiera.

LV. — ANDREA CAVALCANTI.

Il conte di Monte-Cristo entrò nel salotto vicino, che Battistino aveva indicato col nome di salotto blu, e dov’era stato preceduto da un giovine di portamento disinvolto vestito con sufficiente eleganza, che mezz’ora prima era stato gettato alla porta del palazzo da un cabriolet di piazza.

Battistino non aveva penato a riconoscerlo; era realmente quel giovine alto coi capelli biondi, colla tinta vermiglia sopra una candidissima pelle, come gli era stato contradistinto dal padrone. Il giovine era negligentemente steso sur un sofà percuotendosi lo stivale con un sottile bastoncino a pomo d’oro; scorgendo Monte-Cristo si alzò prestamente. — Il signore è il conte di Monte-Cristo?

— Sì signore, rispose questi, e credo di aver l’onore di parlare al sig. conte Andrea Cavalcanti.

— Il conte Andrea Cavalcanti, riprese il giovine accompagnando queste parole con un saluto di disinvoltura.