— Dovete avere una lettera che vi accredita meco?

— Non ve ne parlavo per cagione della firma che mi è sembrata strana. — Sindbad il marinaro, non è così?

— Precisamente, or siccome non ho mai conosciuto altro Sindbad il marinaro che quello delle mille e una notte...

— Ebbene! egli è uno dei suoi discendenti, uno dei miei amici, molto ricco, un inglese, qualche cosa più che stravagante, quasi pazzo, il cui vero nome è Lord Wilmore.

— Ah! ecco ciò che mi spiega ogni cosa, disse Andrea, allora tutto va a meraviglia. Egli è quello stesso inglese che conobbi... a... sì; benissimo, sig. conte, vi son servo.

— Se ciò che avete l’onore di dirmi è vero, spero che vorrete favorirmi dei particolari sulla vostra famiglia.

— Volentieri, rispose il giovine con una volubilità che provava la sicurezza della sua memoria. Io sono, come diceste, il conte Andrea Cavalcanti, figlio del maggiore Bartolommeo, discendente dai Cavalcanti iscritti al libro d’oro di Firenze. La nostra famiglia quantunque ancora ricca, poichè mio padre gode di mezzo milione di rendita, ha provato moltissimi infortuni, ed io stesso, signore, all’età di 5 anni sono stato rapito da un aio infedele, di modo che da 19 anni non ho più riveduto l’autore dei miei giorni. Dacchè ho l’età della ragione, dacchè sono libero e padrone di me, lo cerco, ma inutilmente. Finalmente questa lettera del nostro amico Sindbad mi annunzia, ch’egli è a Parigi, e mi permette d’indirizzarmi a voi per averne notizia.

— In verità, signore, tutto ciò che mi raccontate è molto importante, disse il conte che guardava con una tetra soddisfazione questa fisonomia disinvolta, marcata di una beltà simile a quella dell’angelo cattivo; ed avete fatto benissimo a conformarvi in tutto e per tutto all’invito del buon amico Sindbad, perchè vostro padre in fatto è qui e vi cerca.

Il conte fin dal suo entrare nel salotto non aveva perduto di vista il giovine, ne aveva ammirato la sicurezza dello sguardo e della voce, ma a queste parole tanto naturali, vostro padre è qui e vi cerca, il giovine Andrea fece uno sbalzo gridando: — Mio padre! mio padre qui?

— Senza dubbio, rispose Monte-Cristo, vostro padre il maggiore Bartolommeo Cavalcanti. — L’impressione di terrore sparsa sui tratti del giovine si cancellò quasi subito.