— Ecco ciò che precisamente non posso dirvi, voi ne sapreste quanto me, e ciò è inutile.

— E quella lettera vi diceva? — Leggete:

«Voi siete povero, e non avete che un avvenire miserabile; volete avere un nome, esser libero, esser ricco?»

— Per bacco! fece il giovine librandosi sui talloni, come se una simile interrogazione gli fosse stata fatta veramente in quel punto.

«Prendete la carrozza di posta che troverete già allestita uscendo da Nizza per la porta di Genova. Passate per Torino, Chambery, e Pont-de-Voisin, e recatevi a Parigi. Presentatevi al sig. conte di Monte-Cristo, entrate dai Campi-Elisi il 26 maggio alle 7 p. m. e domandategli di vostro padre. Voi siete figlio del marchese Bartolommeo Cavalcanti, e della marchesa Oliva Corsinari, come l’attestano le carte che vi saran rimesse dal marchese, e che vi permetteranno di potervi presentare con questo nome nella società di Parigi. In quanto al vostro rango, una rendita di 50 mila lire l’anno vi metterà in istato di poterlo sostenere. Unito alla presente troverete un bono di 5 mila lire pagabili dal sig. Ferrea di Nizza, ed una lettera di presentazione sul conte di Monte-Cristo, incaricato da me di provvedere ai vostri bisogni.»

Sindbad il marinaro.

— Hum! fece il maggiore, benissimo! avete veduto il conte?

— L’ho lasciato or ora. — Ed egli ha ratificato?...

— Tutto.

— Ne capite qualche cosa? — No in fede mia.