— Oh! voi con gran semplicità: calzoni neri, stivali verniciati, gilè bianco, abito nero o blu; andate da Blin, o Véronique per abbigliarvi; se non ne sapete gl’indirizzi, Battistino ve li darà, se prendete cavalli servitevi da Devedeux, e se comprate un phaéton andate da Baptiste.

— A che ora potrem presentarci? — Alle sei e mezzo.

— Sta bene, disse il maggiore portando la mano al cappello.

I due Cavalcanti salutarono il conte e partirono.

Il conte si avvicinò alla finestra e li vide che attraversavano il cortile, tenendosi sotto il braccio: — In verità, diss’egli, ecco due gran miserabili! peccato che non siano veramente padre e figlio. — Dopo un momento di cupa riflessione: — Andiamo dai Morrel, credo che il disprezzo mi accori ancor più dell’odio.

LVI. — IL RECINTO A TRIFOGLIO.

È d’uopo che i nostri lettori ci permettano di ricondurli a quel recinto che confina coll’abitazione del sig. de Villefort, e dietro il cancello investito dai marroni troveremo delle persone di nostra conoscenza. Questa volta Massimiliano era giunto il primo: era egli che teneva l’occhio volto all’assito cercando nel fondo del giardino un’ombra fra gli alberi ed attendendo il calpestio d’uno stivaletto di seta sulla sabbia dei viali. Finalmente il tanto desiderato calpestio si fe’ sentire, ma invece di una furon due le ombre che si avvicinarono. Il ritardo era causato dalla visita della sig.ª Danglars e di Eugenia, ch’erasi prolungata oltre l’ora in cui Valentina era attesa. Allora per non mancare al suo ritrovo la giovinetta aveva proposto a madamigella Danglars una passeggiata nel giardino, volendo far vedere a Massimiliano non esser da lei causato il ritardo, pel quale certamente ella soffriva. Il giovine capì tutto con quella rapidità d’induzione propria degli amanti, ed il suo cuore ne fu sollevato. D’altra parte senza giungere a portata di voce, Valentina diresse la sua passeggiata in modo che Massimiliano potesse vederla passare e ripassare; e ad ogni giro uno sguardo celato alla compagna, ma vibrato dalla parte del cancello, e dal giovine raccolto, gli diceva: — «Abbiate pazienza, vedete che non è mia colpa.» — Massimiliano infatti acquistava pazienza, ammirando il contrasto che vi era fra quelle due giovanette, tra la bionda dagli occhi languidi e dal corpo leggermente inclinato come un bel salice; e la bruna dagli occhi vivi e dal corpo ritto come un pioppo: non è necessario il dirlo, in questo contrasto tutto il vantaggio stava dal lato di Valentina, almeno nel cuor del giovine.

Dopo mezz’ora di passeggiata le due giovanette s’allontanarono; Massimiliano capì esser giunto il termine della visita della sig.ª Danglars. Infatto un momento dopo comparve Valentina sola. Per timore che qualche indiscreto sguardo non ne seguisse il ritorno, ella veniva pian piano; ed invece di avanzarsi direttamente verso il cancello, andò ad assidersi sur un banco, dopo aver senz’affettazione esaminato ogni gruppo d’albero ed internato lo sguardo nel fondo di tutti i viali; prese queste cautele corse al cancello. — Buon giorno Valentina, disse una voce — Buon giorno Massimiliano, vi ho fatto attendere, ma ne avete veduto la causa.

— Ho veduto Madamigella Danglars, non vi credeva in sì stretta amicizia con lei.

— E chi vi ha detto che siam strette amiche?