— Nessuno, ma ho potuto scorgerlo dal modo come vi tenevate pel braccio, e come parlavate, si sarebber dette due compagne di conservatorio che si facevan le lor confidenze.

— Sì, è vero, infatto, disse Valentina, ella mi confessava la sua avversione al matrimonio col sig. de Morcerf; ed io la mia infelicità in isposare il sig. d’Épinay. — Cara la mia Valentina! — Sapete, amico mio, avete scorta quest’apparenza di abbandono fra me ed Eugenia, perchè parlando dell’uomo che non amava, pensavo a quello che amo.

— Quanto siete buona, mia Valentina, avete in voi stessa una cosa che Eugenia non avrà mai: l’attrattiva indefinibile che per la donna è ciò che il profumo è pel fiore, il sapore pel frutto, che non è tutto in un fiore d’esser bello, in un frutto d’esser buono. — L’amor vostro vi fa vedere così la cosa.

— No, Valentina, ve lo giuro; sentite; poco fa io vi guardava entrambe, e sul mio onore rendendo giustizia alla bellezza di Eugenia non poteva comprendere come un uomo si possa innamorar di lei. — Egli è perchè io stava là, e la mia presenza vi rendeva ingiusto. — No, ma ditemi... una domanda di semplice curiosità, che emana da certe idee che mi son fatto di madamigella Danglars. — Oh! queste idee saran certamente ingiuste sebbene io non sappia quali sieno; quando giudicate noi povere donne, non ci dobbiamo aspettare indulgenza. — Ma siete poi ben giuste quando vi giudicate l’un l’altra fra di voi. — Egli è perchè nei nostri giudizii vi son quasi sempre mischiate le passioni.

— È forse perchè Eugenia ama qualche altro, che ella teme il matrimonio col sig. de Morcerf? — Massimiliano, vi ho già detto che non sono la sua intima amica. — Oh! mio Dio, senza essere amiche intime le giovinette si fan delle confidenze... convenite meco, che voi le avete fatta qualche interrogazione su quest’argomento... vi veggo sorridere... sentiamo, che cosa vi ha detto?

— Mi ha detto che non amava alcuno, disse Valentina, che aveva in orrore il matrimonio, che la sua maggiore gioia sarebbe di menare una vita libera ed indipendente, e che quasi desiderava che suo padre perdesse la sua fortuna per divenire artista come la sua amica Luigia d’Armilly.

— Ah! vedete dunque... — Ebbene, ciò che cosa prova? domandò Valentina. — Nulla, rispose sorridendo Massimiliano. — Allora, disse Valentina, perchè ora voi sorridete?

— Ah! vedete bene che anche voi guardate, proseguì Massimiliano. — Volete che mi allontani? — No, no, torniamo a noi. — Sì è vero, perchè abbiamo appena dieci minuti da stare insieme. — Dio mio! gridò costernato Massimiliano.

— Sì, avete ragione, disse malinconicamente Valentina, avete in me una povera amica, quale esistenza è la vostra, avete tanto ben fatto per essere felice! credetemi, io mel rimprovero amaramente.

— Ebbene, che v’importa Valentina se anche in tal guisa io mi trovo felice?