— Perdono, signore, disse il notaro, tutto ciò al contrario è molto ragionato, e mi sembra che si colleghi perfettamente a quanto si sta facendo.

— Tu non vuoi ch’io sposi il sig. Franz d’Épinay?

— No, non voglio, espresse l’occhio del vecchio.

— E diseredate vostra nipote, disse il notaro, perchè fa un matrimonio che non è di vostro genio?

— Sì, rispose Noirtier. — Di modo che senza di questo matrimonio sarebbe vostra erede? — Sì. — Un profondo silenzio si sparse allora in quelli che circondavano il vecchio. I due notari si consultavano. Valentina con le mani incrociate, guardava suo nonno con un sorriso riconoscente. Villefort si mordeva le sottili sue labbra: la sig.ª de Villefort non poteva reprimere un sentimento di gioia, che suo malgrado le si spandeva sul viso. — Ma, disse finalmente Villefort rompendo pel primo questo silenzio, mi sembra che io sia il solo giudice delle convenienze che stanno in favore di questa unione, il solo padrone della mano di mia figlia; voglio che sposi il sig. Franz d’Épinay, e lo sposerà. — Valentina cadde piangendo sopra una sedia. — Signore, disse il notaro indirizzandosi al vecchio, che contate di fare dei vostri capitali nel caso che madamigella Valentina sposi il sig. Franz?

Il vecchio rimase immobile. — Ciò non pertanto volete disporne? — Sì, fece Noirtier. — In favore di qualcuno della vostra famiglia? — No. — In favore dei poveri allora? — Sì.

— Ma, disse il notaro, sapete che la legge si oppone che vengano interamente spogliati i vostri figli?

— Sì. — Dunque non disponete che della parte che la legge vi autorizza a distrarre. — Noirtier restò immobile.

— Continuate a voler disporre di tutto? — Sì. — Ma dopo la vostra morte verrà attaccato il vostro testamento.

— No. — Mio padre mi conosce, disse Villefort, sa che la sua volontà sarà sacra per me; d’altra parte comprende che nella mia posizione, non posso muovere lite contro i poveri.