— Precisamente, rispose Villefort.

— Ebbene! ma egli è un giovine grazioso, mi sembra.

— Per cui non è che un pretesto, ne sono certa, disse la sig.ª de Villefort; i vecchi sono tiranni nelle loro affezioni: il sig. Noirtier non vuole che sua nipote si mariti.

— Ma, disse Monte-Cristo, non conoscete la causa di quest’odio?

— Eh! mio Dio! chi può saperla?...

— Forse qualche antipatia politica...

— Di fatto mio padre ed il padre d’Épinay hanno vissuto nei tempi burrascosi, dei quali non ho veduto che gli ultimi giorni, disse Villefort.

— Vostro padre non era bonapartista? domandò Monte-Cristo. Mi sembra ricordarmi che mi avete detto qualche cosa su ciò.

— Mio padre prima d’ogni altra cosa è stato Giacobino, trasportato dalla emozione fuori dai confini della prudenza, e la toga da senatore che Napoleone gli aveva gettata sulle spalle, non faceva che mascherare l’uomo vecchio, senza averlo cambiato. Quando mio padre cospirava, non era per l’imperatore, era contro i Borboni, perchè egli non ha mai combattuto per le utopie non realizzabili, ma per le cose possibili, ed ha applicato alla riuscita di queste cose possibili le terribili teorie di Montaigne che non indietreggiava davanti a qualunque ostacolo.

— Ebbene! disse Monte-Cristo, il sig. Noirtier ed il sig. d’Épinay si saranno incontrati sul campo della politica, il sig. d’Épinay, quantunque avesse servito sotto Napoleone, avrebbe forse conservato nel fondo del cuore qualche sentimento realista? e non è lo stesso che fu assassinato uscendo da un club napoleonico, ov’era stato attirato nella speranza di ritrovarvi un fratello?