— Ebbene, io vi dico che questo matrimonio deve farsi.

— Ad onta della volontà di vostro padre? disse la sig.ª de Villefort toccando così un’altra corda, ciò è ben grave!

Monte-Cristo faceva sembiante di non ascoltare, e non perdeva neppure una parola di ciò che dicevano.

— N’importa, riprese Villefort, e posso dire che ho sempre rispettato mio padre, perchè al sentimento naturale della discendenza si univa in me la conoscenza della sua superiorità morale, perchè infine un padre è sempre sacro per due titoli, sacro come nostro autore, sacro come nostro padrone; ma oggi devo rinunziare a riconoscere una intelligenza in un vecchio che, per una semplice memoria di odio contro il padre, perseguita il figlio in tal modo; sarebbe dunque ridicolo in me conformare la mia condotta ai suoi capricci: continuerò ad avere il più gran rispetto pel sig. Noirtier; soffrirò senza lamentarmene la punizione pecuniaria che m’infligge; ma resterò irremovibile nella mia volontà ed il mondo giudicherà da qual lato sia la vera ragione. In conseguenza, mariterò mia figlia al barone Franz d’Épinay, perchè questo matrimonio è, a mio avviso, buono ed onorevole, e perchè in fine voglio maritare mia figlia a chi più mi piace.

— E che! disse il conte, del quale il procuratore del Re aveva costantemente sollecitata l’approvazione collo sguardo; e che! il sig. Noirtier disereda madamigella Valentina perchè sta per isposare il barone Franz d’Épinay?

— Eh! mio Dio! sì o signore; ecco la ragione, disse Villefort stringendosi nelle spalle.

— La ragione visibile, almeno, soggiunse la sig.ª de Villefort.

— La vera ragione, credetemi, io conosco mio padre.

— E come si capisce? rispose la giovane sposa. In che il sig. d’Épinay può dispiacer più di un altro al sig. Noirtier?

— In fatto, disse il conte, io ho conosciuto il sig. Franz d’Épinay; il figlio del generale Quesnel, n’è vero, fatto barone d’Épinay dal re Luigi XVIII?