Monte-Cristo cercò la porta del piccolo recinto, e non istette molto a trovarla. Era un piccolo cancello di legno che girava su gangheri di giunco, e si chiudeva con un chiodo ed una funicella. In un momento il conte fu al caso di conoscere il meccanismo, e la porta fu aperta. Si trovò allora in un piccolo giardino di circa 20 piedi di lunghezza, 12 di larghezza, limitato da una parte dalla siepe nella quale era unito il meccanismo ingegnoso che abbiam descritto sotto nome di cancello, e dall’altra dalla vecchia torre tutta ricoperta di ellera, e disseminata di garofani ed altri fiori. Non si sarebbe detto, vedendola così guernita e fiorita (come una bisavola cui i piccoli nipoti augurino il giorno della sua festa) che essa potesse raccontare dei drammi assai terribili, se aggiungesse una voce alle orecchie minaccevoli che un vecchio proverbio attribuisce alle muraglie.
Si percorreva questo giardino lungo un piccolo viale ricoperto di sabbia rossa, sul quale sporgevano, con un tuono che avrebbe rallegrato l’occhio di Delacroix, nostro Rubens moderno, un contorno di bue grasso, vecchio di molti anni. Questo viale aveva la forma di un 8, e girava innalzandosi, in modo da poter fare una passeggiata di 60 piedi in un giardino lungo 20. Giammai Flora, la ridente e fresca dea dei giardinieri latini, non era stata onorata da un culto così minuzioso, e così puro quanto quello che le veniva reso in questo piccolo recinto.
Infatto dei 25 rosai che componevano il giardino, non una foglia portava la traccia della mosca, non un piccolo stelo di grancigna verde che isterilisce e consuma le piante che crescono a lei vicino. Non mancava umidità a questo giardino, la terra nera come la mota e l’opacità del fogliame degli alberi lo dicevano abbastanza; d’altra parte l’umidità artificiale avrebbe prontamente supplito alla naturale, mercè il foro pieno d’acqua scavato in un angolo del giardino, e nel quale stazionavano sopra un panno verde una rana ed un rospo che, per l’incompatibilità senza dubbio dei loro umori si voltavano sempre, e si mantenevano ai due punti opposti del circolo coi loro dorsi voltati l’un contro l’altro.
Non un’erba nei viali, non una pianta parassita vicino alle piante; una piccola donnicciuola pulisce, e monda con minor cura il suo girannio, il cactus, e gli altri fiori della sua giardiniera di porcellana di quel che non faceva il padrone fino allora invisibile del piccolo recinto.
Monte-Cristo si fermò dopo aver chiusa la porta aggrappando la cordicella al chiodo, e con uno sguardo abbracciò tutta la proprietà: — Sembra, diss’egli, che l’uomo del telegrafo abbia dei giardinieri ad anno, o ch’egli si abbandoni appassionatamente all’agricoltura.
D’improvviso inciampò in qualche cosa nascosta dietro una carriola ripiena di foglie: questo qualche cosa si raddrizzò lasciando sfuggire un’esclamazione che dipingeva la sua meraviglia, e Monte-Cristo si trovò in faccia di un uomo di circa 50 anni che raccoglieva delle fragole cui situava sopra foglie di viti. Vi erano circa 12 foglie, e quasi altrettante fragole. Il buon uomo nel rialzarsi, per poco non lasciò cadere le fragole, le foglie, ed il piatto.
— Fate la vostra raccolta, disse Monte-Cristo.
— Perdono, rispose il buon uomo portando la mano alla berretta, non sono lassù, è vero, ma ne sono disceso in questo medesimo punto.
— Non voglio incomodarvi per niente, raccogliete le vostre fragole se pur ve ne rimangono ancora.
— Me ne rimangono ancora 10, disse l’uomo, perchè eccone qui 11, e ne aveva 21, 5 di più dell’anno scorso. Ma non è da meravigliarsi; quest’anno la primavera è stata calda, e ciò che abbisogna alle fragole, è il calore. Ecco perchè, invece di 16 che ne ebbi l’anno passato, in quest’anno ne ho, guardate, 12 di già raccolte, 13, 14, 15, 16, 17, 18, 19.... ah! mio Dio! me ne mancano due, e v’erano ancor ieri, io ve le ho contate, ne sono sicuro... il figlio della madre Simona me le avrà rubate; io l’ho visto ronzare questa mattina. Ah! piccolo birbo di ladro di recinti, non sa dunque a che lo può condurre questo?