Monte-Cristo ne aveva veduto abbastanza. Ciascun uomo ha la sua passione che lo rode internamente nel fondo del cuore, come ciascun frutto ha il suo verme; quello dell’uomo del telegrafo era l’orticoltura. Egli si mise a raccogliere le foglie di vite che nascondevano i grappoli al sole, ed in questo modo si conquistò il cuore del giardiniere.
— Il signore è venuto per vedere il telegrafo? diss’egli.
— Sì, se però non è proibito dai regolamenti.
— Oh! non è proibito affatto, disse il giardiniere, atteso che non vi è niente di pericoloso, poichè nessuno sa, nè può sapere ciò che diciamo.
— Mi è stato detto infatto, riprese il conte, che voi ripetete i segnali senza capirli voi stessi.
— Certamente, e sono ben contento che sia così.
— Perchè siete contento che sia così?
— Perchè, in questo modo, non ho alcuna responsabilità, sono una macchina, e nient’altro, e purchè faccia le mie funzioni, non mi si domanda di più.
— Diavolo! fece Monte-Cristo in sè stesso, sarei forse caduto per caso sopra un uomo senza ambizione, per bacco! sarebbe una disgrazia.
— Signore, disse il giardiniere guardando la meridiana, i dieci minuti sono vicini a spirare, ed io ritorno al mio posto. Avete piacere a salir meco?